domenica, 08 novembre 2009

“LO (S)GUARDO DEI GIORNI” A SANTA SOFIA (GELSOMINO D’AMBROSIO E I SUOI AMICI ARTISTI SUL FINIRE DI UN MILLENNIO). IL SINDACO PUNTUALE E LA RICERCA DEL FOTOGRAFO. OSSERVAZIONI DI UN VECCHIO CRONISTA

 

Fare il giornalista, oggi, significa il più delle volte starsene tranquillo, in redazione o magari a casa, spaparanzato sulla poltroncina, con il pc davanti, e aspettare che arrivi la notizia: via mail, sul web o attraverso le solite veline. Temo che si stia perdendo anche l’abitudine di effettuare il cosiddetto “giro di nera”: quella successione di telefonate alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, agli ospedali, tesa ad acquisire informazioni. Tanto, si sa che arriveranno i comunicati stampa. Compresi quelli istituzionali, da amministrazioni pubbliche, associazioni, enti vari. Comunicati che saranno pubblicati, senza essere modificati nemmeno nella punteggiatura, su più giornali. Insomma, l’omologazione della notizia.

 

Nel mio piccolo, sono stato abituato, da quando avevo quindici anni, a mettere il dito – voglio dire lo sguardo, le orecchie – nelle cose. Mi bastava sapere che un fatto era accaduto ed  ero lì, armato di taccuino, penna e polaroid, l’unica macchina fotografica che sapevo adoperare. Se mai, trovavo difficoltà a far arrivare tempestivamente la foto al giornale, però, in un modo o nell’altro, ci riuscivo.  

Tutto questo, con le tecnologie di oggi – apparecchi digitali, videofonini, possibilità di trasmettere immagini in tempo reale –, è reso facile e, soprattutto, rapido. A patto di sapersene servire.

 

Una qualità che mi riconosco è la puntualità. A ogni impegno arrivo in anticipo. Pur sapendo che, da noi, una manifestazione, un convegno, un appuntamento, se in programma alle dieci, avviene (salvo lodevoli eccezioni) non prima delle undici. Rientra nel nostro costume, nel nostro modo di pensare e di agire. A me non piace.

Perché dico questo? Ieri sera, a Salerno, all’inaugurazione della mostra dedicata a Gelsomino D’Ambrosio nella ex chiesa dell’Addolorata (complesso monumentale di santa Sofia), il sindaco Vincenzo De Luca è giunto - e gliene va dato merito - alle diciotto precise, l'ora fissata per l’inaugurazione (e forse aveva una certa fretta: dovendo, poi, fare lo struscio in un’affollatissima via dei Mercanti, resa splendente dalle “Luci d’artista”). Lo aspettava all’ingresso il nastro tricolore, bello, teso, da tagliare a due mani con la signora Margherita, vedova di Gelsomino. Cerimonia protocollare predisposta secondo copione da Peppe Natella, che ha allestito l’esposizione. Una ragazza s’è avvicinata al primo cittadino e gli ha porto le forbici, adagiate su un cuscino di velluto. Sono seguiti lunghi momenti di suspense. “Dov’è il fotografo?” ha gridato qualcuno. Non c’era. Almeno non era lì, in postazione. Chi è andato di qua, chi di là, chi è uscito sul sagrato a cercarlo. C’era da consacrare alla memoria collettiva quel momento “storico”. Intanto il sindaco rimaneva lì, forbici in mano, affiancato dalla signora Margherita, ovviamente imbarazzato. Gli si leggeva in viso che non sapeva se gli conveniva sorridere o agitarsi. Finalmente, dopo alcuni minuti, che sono sembrati un'eternità, il fotografo è arrivato, ansimante per la corsa. Il sindaco e la signora Margherita hanno tagliato il nastro, in sintonia col lampo del flash. La mostra, apprezzabile per la scelta degli artisti e delle opere, si è offerta al pubblico in tutta la sua bellezza.

Un "siparietto" gustoso che, da cronista, avrei sicuramente raccontato. Sono curioso di sfogliare i giornali di oggi: ne troverò traccia?

Sigismondo Nastri

 

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venerdì, 06 novembre 2009

UN CONVEGNO DI STUDI E UNA MOSTRA A SALERNO PER RICORDARE GELSOMINO D’AMBROSIO A TRE ANNI DALLA SCOMPARSA

 

Un doveroso omaggio a Gelsomino D’Ambrosio, a tre anni dalla sua dolorosa scomparsa – dolorosa per la famiglia, per quanti gli erano cari, per gli estimatori, gli amanti dell’arte e del bello -, è promosso a Salerno dall’Associazione Giordano Bruno di Campagna, da Segno Associati e dalla Bottega San Lazzaro, col patrocinio e il sostegno del Comune di Salerno, della  Provincia, del Comune di Campagna e dell’ISIA di Urbino. Omaggio articolato in due momenti: un convegno di studi, che si terrà domani, venerdì 7 novembre, alle ore 9.30, nella sala del Gonfalone a Palazzo di Città. E una mostra, allestita nel complesso monumentale di Santa Sofia, dal titolo “Lo sguardo dei giorni – Gelsomino D’Ambrosio e i suoi amici artisti sul finire di un millennio”, che sarà inaugurata domani sera alle ore 18 e rimarrà aperta fino al 29 novembre. Forse ci sarà l'annuncio della prossima creazione di una fondazione che porterà il suo nome: per tramandarne, con la memoria, la testimonianza umana, la sensibilità e la creatività, l'impegno professionale e civile.

Il convegno, dopo i rituali saluti del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e del sindaco di Campagna  Biagio Luongo, prevede gli interventi di Massimo Bignardi, docente nell’università di Siena (e curatore della mostra), Philippe Di Folco, giornalista e scrittore, François Fabrizi, docente e grafico, Sebastiano Martelli e Rino Mele, docenti nell’università di Salerno, Franco Vitelli, docente nell’università di Bari. Moderatore, il giornalista Generoso Picone.

DGelsomino D’Ambrosio è stato non soltanto un intellettuale di assoluto rilievo, un grafico che ha rinnovato profondamente il linguaggio della comunicazione, un “maestro” che ha aperto nuovi percorsi ai giovani avviati a questa attività. E’ stato anche, e soprattutto mi permetterei di dire, un artista di grandi qualità, che ha lavorato con discrezione, quasi con pudore, tanto che solo negli ultimi tempi della sua esistenza (cito la mostra a Giffoni) ha accettato di esporre le sue opere, suscitando emozione, sorpresa, ammirazione.

La sua figura, la sua parola colta e arguta sono ancora presenti in mezzo a noi. “Abbiamo ben impressi nel cuore e nella mente – sottolinea il sindaco Vincenzo De Luca – il suo generoso sorriso, l’ispirazione spirituale, la tensione artistica, l'umanità che profondeva nelle relazioni umane e professionali e che ispira ogni sua espressione artistica”.

Massimo Bignardi, che gli fu molto legato, ricorda certe lunghe passeggiate  a parlare di pittura “quando la città si svuotava del suo ritmo ed assumeva la calma dimensione di uno spazio che potevamo attraversare senza l’obbligo degli incontri”. E i lunghi viaggi alla volta di Urbino, sempre a parlare di pittura. Da quegli incontri, da quei colloqui, scaturivano forse  le idee per tante iniziative (che hanno dato lustro e  'respiro’… europeo a Salerno). Che magari hanno alimentato discussioni e polemiche, ma che - alla luce della realtà odierna - suscitano nostalgia e rimpianto.

Ad alcune di esse ho avuto modo di partecipare, lavorando fianco a fianco con Gelsomino, sotto la sua guida. Gli sono grato per gli insegnamenti e i consigli.

La mostra, curata da Massimo Bignardi ed allestita nel suggestivo scenario della Chiesa dell’Addolorata – primo livello del Complesso Monumentale di Santa Sofia –,  vuol essere un omaggio che gli viene tributato da amici e colleghi, esponenti di rilievo del nostro mondo artistico. Essa ci propone opere di Fraefel Barbla, Mario Carotenuto, Enzo Caruso, Angelo Casciello, Mario Cresci, Philippe Di Folco, Francois Fabrizi, Vito Falcone, Peter Fraefel, Luigi Franzese, , Pietro Lista, Alfonso Mangone, Ugo Marano,  Pino Musi, Luigi Pagano, Corrado Pellecchia,  Antonio Petti, Angelomichele Risi, Angelo Riviello,  Matteo Sabino, Paolo Signorino, Sergio Vecchio.

 

Vito Maggio, che ne è promotore, spiega:  “Non v’è il desiderio di celebrare la memoria di un amico che ha segnato profondamente la nostra coscienza ed educato due generazioni di grafici, bensì quello di ripercorre le traiettorie del suo sguardo, del suo intricarsi con la pittura, la scultura, con il disegno e con la ceramica, insomma di quando partecipava con gli amici artisti all’avventura di una mostra o lavorava alla ‘scatola magica’ di un catalogo”.

La rassegna, accompagnata da un catalogo pubblicato dalle Edizioni 10/17, si trasferirà poi da Salerno a Urbino, nella sede dell’ISIA ove Gelsomino D’Ambrosio ha insegnato per quindici anni, quindi a Campagna, la sua città natale.

Sigismondo Nastri

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sabato, 31 ottobre 2009

S’INAUGURA QUESTA SERA AD AMALFI IL GRAND HOTEL CONVENTO, ‘EREDE’ DEL VECCHIO CAPPUCCINI

S’inaugura oggi ad Amalfi il Grand Hotel Convento. E’ in sostanza, pur se con diverso nome, il ritorno sulla breccia del mitico Hotel Cappuccini, che passa, ampliato e ammodernato, dalla gestione Ajelli a quella della Nh Hotels. Amalfi ritrova così il suo più prestigioso biglietto da visita.

Avevo manifestato al sindaco il desiderio di partecipare alla cerimonia, ma Hotel Convento di Amalfinessun invito m’è arrivato. Non che ne avessi titolo, a parte quello di cronista che s'è occupato per oltre mezzo secolo delle vicende del comprensorio amalfitano; credo, però, di essere stato il solo a raccontare la storia di questo albergo, almeno quella che lo ha reso famoso nel mondo.

Nella monografia dedicata al pittore Gaetano Capone, pubblicata nel dicembre 2000 in occasione della mostra allestita a Salerno, palazzo sant’Agostino, c’è un mio lungo saggio (pp. 151-166) dal titolo “Il ‘romitorio’ dei Vozzi”.

Ne riporto qui qualche stralcio.

«[…] Ad Amalfi esercitavano attrazione gli edifici monastici trasformati in alberghi: il ‘Luna’, già convento di san Francesco, che la tradizione vuole fondato dal Poverello d’Assisi, gestito dalla famiglia Barbaro; e il ‘Cappuccini’, ex convento di san Pietro della Canonica, rilevato dalla famiglia Vozzi nel 1826. Uno dei primi avventori dovette essere August von Platen, autore, nel 1827, di una poesia che è una dichiarazione d’amore per Amalfi: E’ giorno di festa, e animate sono celle e corridoi del convento, che dal dirupo, nei pressi della bella Amalfi, domina il mare e monti e all’occhio gradevolmente concede di spaziare ai propri piedi il mare e verso l’alto cime angolose, qua e là ripide terrazze, dove la vite si avvinghia in pergolato. Ma né monaci vi hanno più dimora, né antiche corali risuonano nella volta della chiesa a ridestare l’eco del chiostro

Da qui – annotò nel 1840 la compositrice tedesca Fanny Mendelssohn – si ha una veduta celestiale sul mare, la città e le montagne da ogni finestra e soprattutto dalla terrazza, dove noi ci trattenevamo di sera. Un bel chiostro, una grande grotta, le piccole celle, in ognuna delle quali c’è posto per un solo letto, secondo l’uso dei monaci, tutto ciò è straniero ed accresce l’impressione del luogo meraviglioso. E’ proprio il ‘Cappuccini’, arroccato, a mezza costa, sullo strapiombo che dà sul porto, a far da polo di attrazione per gli artisti: tra questi, Théodore Aligny, Jules Louis Philippe Coignet, Johann Joachim Faber, Ernst Fries, Karl August Lindemann-Frommel, Joseph Rebell, Charles Rémond, Ludwig Richter, Johann Heinrich Schilbach, Rupolph Schick, Frans Vervloet. Oltre a Gonsalvo Carelli, Ercole e Giacinto Gigante, l’intera scuola dei ‘posillipisti’. C’è chi ritiene che anche Camille Corot ed Edgard Degas siano passati di qui.

L’ospitalità della famiglia Vozzi aveva conquistato una fama che oltrepassava i confini nazionali. Ed era tale il desiderio di rendersi amica la loro clientela che chi entrava nella loro casa la doveva lasciare, sempre, non solo soddisfatto dell’ottimo trattamento materiale, ma spesso avvinto dalle affettuose attenzioni dei padroni. E più videro burbero e difficile lo straniero, più impegno misero per contentarlo, per conquistare la sua benevolenza (Ernesto Baum).

Gregorio Vozzi, al quale si deve la trasformazione del vecchio convento in locanda, nel 1826, aveva un alto concetto morale dei suoi doveri di ospitalità (Baum). Il 4 dicembre 1840 l’edificio dovette essere restituito ai frati. L’albergo fu trasferito in una casa situata nella zona portuale, abbattuta nel 1908. Alla soppressione degli ordini religiosi, nel 1866, il comune insediò nell’ex convento una scuola nautica. Nel 1882, finalmente, i Vozzi ne rientrarono in possesso.

Alla morte di Gregorio la gestione fu assunta dai figli Francesco, Matteo e Andrea. Ecco come nell’ottobre 1853, un turista inglese, rimasto anonimo, li descrive nel libro dei forestieri che raccoglie le osservazioni degli ospiti: Questi tre giovani fratelli, bisogna convenire, si sono divisi il lavoro assai bene. E delle loro fatiche approfitta l’avventore, perché il servizio procede eccellente. Il primo porta un anello, e gli piace il canto, e se lo gradite, egli volentieri canterà un duetto con suo fratello il cuoco. Il secondo è destinato a fare il cameriere e, quando la sua personcina elegante coi baffetti vi porge i piatti, è un tema degno da mettere in versi. Ma ohimé questi due maggiori son chiodi in confronto al loro ‘frère de cuisine’; che arrosti, che frutti, che dolci deliziosi, e il ragazzo non conta che 17 anni. Che per lunghi anni ognuno nel suo grado regni solo e supremo. Oh, se tutti gli ‘Alberghini’ fossero come questi ‘Cappuccini’, li terrei ben alti in stima.

La sorella, donna Luisa, suscitava ammirazione per bontà d’animo e piena disponibilità: capacissima ed instancabile ‘Ménagère’ che non dimenticava nulla: che aveva occhi dappertutto, diventava suora di carità in quelle tristi occasioni, che non possono mancare fra gli ospiti di un grande Albergo. Devota per vera religiosità, raccolse le benedizioni dei ricchi, come dei poveri, che ebbero occasione di conoscere la nobiltà della sua anima”(Baum).

Francesco era “il ‘Brillat Savarin’ del suo genere, fondatore della rinomanza universale dei maccheroni della casa, il quale dopo aver deliziato il palato dei suoi ospiti, la sera ne accarezzava gli orecchi con le più belle canzoni napolitane” (Baum).

A proposito della cucina del Cappuccini val la pena di riportare l’opinione del musicista Léo Delibes, che vi soggiornò insieme con la moglie: Molto lieto di registrare a mia volta il fascino tutto particolare di questo albergo. E’ intimo, confortevole, pulito e l’albergatore è di una cortesia perfetta. Aggiungerò che coloro che non hanno mangiato maccheroni qui non sospettano cosa sono.

[…] Andrew Carnegie, il famoso industriale e filantropo americano, in occasione della sua prima venuta al Cappuccini, il 14 dicembre 1892, lasciò questa annotazione: Vi è una sola ragione perché Amalfi non possa chiamarsi la prima, ed è che ne manca una seconda, essa sta da sé, sola, inarrivabile. Vi tornò il 25 maggio 1909 e aggiunse: La nostra seconda visita dopo quindici anni, tanto contenti di trovare il Cappuccini non cambiato, in questo mondo di cambiamenti.

Salvatore Di Giacomo, amico di Don Matteo, aveva potuto rendersi conto di persona che: chi mette piede all’albergo dei Vozzi, rifatto, da prima, dalla fatica di venti chilometri di carrozza da Cava ad Amalfi, tra la polvere e i baci troppo concenti del sole, trova nella solitudine confortante di questo luogo delizioso non so quale dolcezza” che, smaltita la stanchezza del viaggio, “lo mette in una lunga contemplazione e gli fa credere che solamente quassù, al rezzo d’una spalliera verdeggiante e fiorita, lontano da’ rumori e dagli affanni dei grandi centri civili, la vita sia un bene e siano la pace e il silenzio una necessità per lo spirito, un riposo dell’anima.

Andrea Vozzi, ultimo dei fratelli, morì nel 1916. Baum lo ricorda buono, di anima nobile e di mente arguta, che dal suo romitorio aveva pure imparato a conoscere il mondo piccolo e grande e la gente che da tutte le parti della terra veniva a chiedergli ospitalità. E rimpiange le serate passate nel suo piccolo studio, già cella di convento, in amichevole colloquio, meravigliato del giudizio maturo e ponderato sulle più varie cose del mondo, di quel vegliardo bello ed imponente, dallo sguardo penetrante, ma buono. Don Andrea aveva gran passione per il giardino […] Una volta Domenico Morelli, il celebre pittore, passeggiando in giardino con Don Andrea, gli osservò che alcuni alberi di prugne guastavano l’effetto d’insieme del giardino e che sarebbe stato meglio toglierli. All’alba dell’indomani Don Andrea già si trovò in giardino per mettere in atto quel suggerimento del suo illustre ospite, che alzatosi non nascose la sua sorpresa, trovando che così presto si era fatto tesoro del suo consiglio (Baum).

Morelli, in occasione dei suoi spostamenti ad Amalfi, alloggiava al Cappuccini, frequentato altresì da Gaetano Capone, che vi si recava per dipingere vedute della città, riprese dal viale fiorito dell’ex convento, per la gioia dei turisti. Nella figura ieratica del religioso, appoggiato a una colonna o seduto alla panca che corre lungo il muretto di protezione, come appare in tanti quadri, qualcuno ha creduto di individuare, con un pizzico di fantasia, i tratti somatici del proprietario dell’albergo. E’ certo, invece, che Don Andrea amava farsi fotografare, avvolto nel suo pesante mantello, assumendo gli atteggiamenti del finto frate, dalla folta barba fluente, preso a modello dai pittori. Questo singolare monaco aveva affascinato il poeta statunitense Henry Longfellow (che alloggiò al Cappuccini nell’aprile 1869): Alto il convento, di vigneti opimo / e di terre signor, s’alza da lungi. / Dal vial de la verde ampia terrazza / un monaco con giunte man si sporge / soddisfatto, placido, sereno.

La storia del ‘Cappuccini’ è tutta nella pila di ‘libri’ in cui migliaia di viaggiatori, stranieri ed italiano, hanno segnato l’espressione delle loro sensazioni, costituendo così un’interessante e preziosa raccolta, che talora è un inno entusiastico alla bellezza dello spettacolo sublime; talvolta è una parola di riconoscenza alla gentilezza e alla cordialità dei proprietarii dell’albergo; e tal’altra in fine è il motto gioviale, che sgorga spontaneo dalla penna, quando l’animo è sereno ed il corpo rinfrancato (Antonello Oliva).

Gaetano Capone vi era di casa, grazie a Don Andrea Vozzi che gli aveva dato pure la disponibilità di un piccolo vano al piano inferiore dell’edificio. Metteva in mostra i suoi dipinti – olii, acquerelli, disegni – lungo la scalinata o sul viale, quando le condizioni meteorologiche lo consentivano. Non di rado gli veniva chiesto di fare dei ritratti: uno è quello di William Edward Gladstone, che dimorò nel celebre albergo nel febbraio del 1889. Lo statista inglese, allora ottantenne, ma forte e robusto, anche lui entusiasta della sovrana bellezza di questi lidi, celebrò dopo il pranzo Amalfi ed i Cappuccini in uno dei suoi scintillant ‘Speech’ (Baum). Una memoria dell’avvenimento è nei due disegni di Pietro Scoppetta pubblicati da “L’Illustrazione Italiana”.

Morto Don Andrea, toccò al figlio Alfredo, ultimo rampollo della famiglia Vozzi, farsi carico della conduzione dell’albergo. Racconta Gaetano Afeltra che era un uomo alto, magro, biondo ancora in tarda età, dal portamento signorile, vestito con una eleganza sobria e un po0’ négligée, pieno di charme, poliglotta, somigliante per metà a Lawrence d’Arabia e per metà al Kaiser, era amico di re, di poeti, di scienziati e di artisti. Oggi si direbbe un gran manager: niente affatto, solo uno stravagante padrone di casa, pieno di fascino. Tale era la simpatia che ispirava che per un Capodanno si dettero convegno quattro re che aspettarono mezzanotte del 31 dicembre insieme a Salvatore Di Giacomo e Guglielmo Marconi, questi ultimi ospiti abituali di Don Alfredo. Una reggia e un’accademia di arte e di scienza? Tutt’altro. Solo una casa di amici.

Al Cappuccini si arrivava a piedi, attraverso una scalinata di 193 gradini. L’ascensore è stato costruito, in maniera ardita, nel 1933. I clienti venivano trasportati su in portantina. Il proprietario di accoglieva in cima alla salita. Bello, dritto e solenne, scortato da due inservienti in tenuta turchina, Don Alfredo, con uno scialletto viola sulle spalle, accoglieva i forestieri. Dopo aver accennato un inchino, diceva: ‘Un vecchio infermo si alza dal proprio letto per dirvi bene arrivati ai Cappuccini’. A quelle magiche parole – commenta Afeltra - l’amore scoppiava improvviso e i clienti, anziché un giorno, rimanevano mesi e tornavano negli anni seguenti.»

Auguro alla nuova gestione di riportare l’albergo agli antichi splendori.

© Sigismondo Nastri

       

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venerdì, 30 ottobre 2009

PIETRO GIORDANO SI CONFERMA CAMPIONE ITALIANO NELLA CATEGORIA MINICAR 700 SU PISTA

Pietro Giordano, il “vulcanico” (com’è stato definito) pilota di Tramonti, ha conquistato con un turno di anticipo il titolo di campione italiano Minicar 700 su pista, confermando il successo conseguito nel 2007 e nel 2008. Ora GIORDANO PIETROnon gli resta che partecipare alla gara conclusiva, in programma il 29 novembre all’autodromo del Levante a Binetto (Bari), per entrare materialmente in possesso dell’ambito trofeo, che andrà ad aggiungersi ai tanti in esposizione nel suo ufficio, al piano superiore del ristorante di famiglia, sul valico di Chiunzi. Quello di Binetto, a detta degli esperti, è un tracciato breve ma movimentato, che non dà modo di rilassarsi. Solo lui potrà concedersi di affrontarlo in… scioltezza (conoscendolo bene, però, sono certo che ce la metterà tutta per arrivare primo al traguardo).

La sua posizione in testa alla classifica Piloti, con 54 punti, non può essere insidiata da Ciro Sannino, l’avversario più agguerrito, che ne ha 36. Più distaccati gli altri concorrenti: Vito Flavio Licciulli (25 punti), Silvestro Fusco (23), Giancarlo Cuomo (16) e così via. Nelle gare fin qui disputate, Giordano, che con la sua guida sicura, brillante, coraggiosa, manda in delirio gli spettatori e i numerosi fans, ha collezionato  ben quattro vittorie (al circuito di Mores, in Sardegna, e per tre volte a quello di Magione, in Umbria), un secondo posto (sempre a Magione), un terzo (a Vallelunga).

Per lui l’automobilismo è divertimento, supportato da talento puro e  tecnica raffinata. C’è da domandarsi come riesca a conciliare (cosa che fa benissimo) l’impegno nel settore della gastronomia – il ristorante fondato nel 1973 dal nonno Belfiore al valico di Chiunzi, punto di riferimento per i buongustai - con la passione per le quattro ruote: in particolare, per quella sua Fiat 126, piccolo bolide verde e giallo (i colori della scuderia Tramonti Corse, di cui è presidente), la cui affidabilità è pressoché assoluta. Merito suo e di chi se ne prende cura: mi riferisco al team Marrazzo, formato dai fratelli Giovanni, Alfonso e Luigi Marrazzo e dal cugino Giuseppe Caiazza, che domina la classifica Preparatori con 62 punti. Un primato, anche in questo caso, irraggiungibile.

Sigismondo Nastri

 

 

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martedì, 27 ottobre 2009

FREGATURA AL TELEFONO

Ieri, mentre stavo parlando al cellulare, la comunicazione s'è interrotta (giustamente, dico io) per esaurimento del credito. Ho provveduto subito a effettuare una ricarica, utilizzando una scheda prepagata. Ed ecco che, sul display, mi è arrivato  questo messaggio: "Ricarica&Vinci: per aver ricaricato hai vinto 1 premio! Vai sul sito tim.it inserisci il codice ****** entro 15 gg. gioca e scopri la tua sorpresa!".

Io, che di solito diffido di simili iniziative,  per una volta mi sono lasciato tentare. Sono andato su www.tim.it, ho seguito le istruzioni, ma non c'è stato niente da fare. Il mio numero di telefono (sul quale era stata effettuata la ricarica), pur correttamente inserito, risultava "errato".

Dopo aver ripetuto, più volte, la  procedura indicata, sempre con gli stessi risultati, ho chiamato il 119, ma neppure l'operatore di turno è stato in grado di darmi una risposta.

Ovvio, rinuncio a insistere ulteriormente. Ma il dubbio rimane: si tratta di cosa seria o di un pesce d'aprile fuori stagione? 

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sabato, 24 ottobre 2009

IN UN LIBRO DI OTTAVIO AMATO LA STORIA DEL MOVIMENTO SCOUT IN COSTIERA E NEL SALERNITANO

Apprendo da Positanonews che domani, 25 ottobre, alle ore diciassette, nella Basilica del SS. Crocifisso, attigua alla cattedrale di Amalfi, sarà presentato il volume di Ottavio Amato: "Il movimento Scout in Costa d'Amalfi e nel Salernitano, dal 1945 al 2008" (Tipografia De Rosa, Maiori).

Mi piace darne notizia, anche se dell’evento, direttamente, non ho saputo nulla. Ottavio era dirigente del gruppo Agesci di Amalfi ai tempi della mia adolescenza.

 Il libro – leggo – “nasce da un'esigenza, da tempo avvertita dagli Scout del Gruppo Agesci di Amalfi, di effettuare una approfondita ricerca sul loro Movimento, sin dall'immediato dopoguerra. L'impegno preso dall'autore nel corso delle manifestazioni celebrative del centenario dello scoutismo, nell'anno 2007, è stato portato a termine con questa pubblicazione a colori di grande pregio, di circa 300 pagine”. Vi si racconta la storia dei primi anni della ricostituzione del movimento scout a Salerno: la nascita dei primi reparti, sorti come funghi in ogni parrocchia, le prime sfilate per le vie cittadine con le fanfare, i primi raduni a San Liberatore (Cava de’ Tirreni). Una storia rivissuta dai protagonisti dell'epoca, commissari, dirigenti, assistenti ecclesiastici, scout, grazie al ritrovamento dei fascicoli del "Notiziario", Bollettino mensile del commissario provinciale Asci di Salerno, fondato e diretto da Ottavio Amato dal 1954 al 1958. In sostanza è la cronaca in diretta di gran parte delle attività dell'allora commissariato regionale salernitano, delle numerose manifestazioni scout, dei campi San Giorgio regionali e provinciali, dei campi nazionali e internazionali (dal "Jamborre" d'Austria  del 1951 al "Jamborre d'Inghilterra del 2007).

La documentazione del movimento in Costa d'Amalfi è puntuale: la fondazione dei gruppi Asci di Amalfi e Minori, nel lontano 1946, e la loro ricostituzione, come gruppi Agesci, quando nel 1974 il Movimento maschile si fuse con il Movimento femminile dell'Agi (Associazione guide italiane).

Il progetto grafico, corredato da numerose foto e riproduzioni di illustrazioni, tratte dalle riviste scout dell'epoca, è stato curato da Roberto Amato, figlio dell'autore. Chissà se Ottavio ha ricordato anche le vicende dell’uscita polemica dal movimento  de “I tre”: Angelo, Aurelio, il sottoscritto. Appartenevamo, se non erro, alla squadriglia del leone (e pretendevamo la restituzione di una sagoma dell'animale, realizzata e dipinta da Angelo, che ci fu negata). Seguì una specie di “guerra” combattuta – ahimé, follie di ragazzi… – nella Valle dei Mulini. Mi torna alla memoria, mentre scrivo, una "fuga" attraverso le strettole, dopo che riuscimmo a scatenargli contro un gruppo di donne al largo Spirito Santo. E il mio grido: "Tu ti nascondi!". Confesso che, a rievocare ora la scena, mi viene tanto da ridere.

Un saluto affettuoso, carissimo Ottavio, e i più vivi rallegramenti per questa tua fatica storico-letteraria.

 

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sabato, 24 ottobre 2009

"VERSI DI TE", LA NUOVA RACCOLTA DI POESIE D'AMORE DI ALFONSO BOTTONE

BOTTONE ALFONSOVenerdì 30 ottobre, alle ore 19,30, a Salerno, nella sala conferenze dell'Ente Nazionale Sordomuti, al Largo Sant'Agostino 16 (alle spalle del Palazzo della Provincia), presentazione di "Versi di te", il nuovo libro di poesie d'amore di Alfonso Bottone.

L'autore sarà intervistato dalle giornaliste Vittoriana Abate, inviata Rai, e Anna Ferrigno.

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venerdì, 23 ottobre 2009

SI PRESENTA AD AMALFI “L’AUTORE MISTERIOSO” DI ENZO NOCERINO

 

Dopo il felice esordio come scrittore, con “La luna inseguita”, Enzo Nocerino torna alla ribalta, con un nuovo romanzo, “L’autore misterioso”, edito da “Terra del Sole”. Una storia – leggo in una scheda informativa - che, sin dall’inizio, si sviluppa in un intricato gomitolo di personaggi e di fatti, i quali sembrano trasportare direttamente il lettore, fantasma, muto, nelle scene; addirittura lo spingono a provare di immaginare concatenati eventi successivi. Una missione indagatrice per la scoperta dell’‘autore misterioso’ di un romanzo verosimile viene affidata ad un giornalista italo-americano, sostenuto da una forte etica professionale e da una vivacità arguta. La sua missione trova un punto fermo nel più antico convento-albergo d’Italia, quel Cappuccini di Amalfi, dove il postino consegnava con certezza lontane missive recanti la semplice indicazione di indirizzo: ‘Albergo Cappuccini – Italia’. Nel romanzo di Enzo Nocerino il Bene e il Male s’ammogliano. Le avventure del racconto si snodano in una triade urbana d’Italia: la Ferrara rinascimentale, la Roma città eterna, l’Amalfi marinara e repubblicana”.

Il libro sarà presentato domani, sabato, alle ore diciannove, nel salone Morelli del Comune di Amalfi. Interverranno il sindaco Antonio De Luca, lo storico Giuseppe Gargano, il giornalista-scrittore Alfonso Bottone, preceduti dal saluto degli assessori comunali alla cultura Giuseppe Camera e al turismo Imma Lauro, e del direttore generale dell’IACP Futura, che ha contribuito alla realizzazione del volume, Angelo Grillo.

All’amico Enzo, i miei più vivi rallegramenti.

 

 

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venerdì, 23 ottobre 2009

DOMANI SERA, A MAIORI,  CHIUSURA DEL PREMIO ROSSELLINI

        Domani sera, sabato, alle ore 19,30, al Centro congressi dell'Hotel Pietra image-rossellinidi Luna, gala di chiusura della decima edizione del festival rosselliniano, con il conferimento di premi ad artisti e personalità del mondo della celluloide che, sulla traccia dell'autore di Roma città aperta e di altri capolavori del cinema italiano, hanno dimostrato attenzione e sensibilità per le problematiche del nostro tempo, in particolare per quelle che attengono all’universo femminile. Questi i premiati:

      

-  Carlos Pronzato, video maker italo-argentino, per il documentario “Madres de Plaza de Mayo, memoria, verdade, justicia”.  Le testimonianze delle madri di Plaza de Mayo 32 anni dopo.

-  Ahmad Habash, regista palestinese, per il film animato “Fatenah”, realizzato  con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

- Belén Macìas per il film “El Patio de mi carcel” (Spagna 2008). Storia di donne: donne escluse, recluse. belen_macias1

  Will Raee per il progetto del film “Girl Soldier”, di cui è anche il regista.  Adattamento cinematografico del libro Stolen Angeles di Kathy Cook, vedrà Uma Thurman rivestire i panni di suor Coraline (vero nome, Rachele Passera), religiosa che si oppose ai signori della guerra ugandesi. Il 30 ottobre 1996, i guerriglieri del Lord Resistant Army assaltarono il St. Mary’s College di Aboke, una scuola gestita da sei suore italiane. Rapirono 139 ragazze tra i 13 e i 16 anni. Suor Rachele Passera inseguì i ribelli e riuscì a tornare a casa con 109 studentesse.

-  Sharzad Sholeh, presidente delle Donne Democratiche in Italia, e

- Davood Karimi, presidente dell’associazione Rifugiati politici iraniani in Italia, in nome di Neda Agha Soltan, la ragazza uccisa a Teheran da un miliziano Basij durante una delle numerose manifestazioni tenutesi in Iran per contestare i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali. E divenuta simbolo dell’opposizione al regime degli aiatollah.

- Samar Minallah, la quarantaduenne fondatrice di una organizzazione non governativa,  Ethnomedia, condannata a morte per aver realizzato un video Samar minallah fotoche riprende una diciassettenne, Chand Bibi, flagellata dagli integralisti talebani nella vallata di Swat, in Pakistan. Quelle immagini – la ragazza a terra, tenuta per le gambe e le braccia dai suoi aguzzini con il turbante scuro in testa – hanno impressionato il mondo intero.

La serata, condotta dall’attore positanese Gianmaria Talamo, insieme con Antonella Graziano, sarà animata dalla giovanissima Compagnia dei Murattori (Marta Strazzocco, Giovanna Parlato, Anna Fusco, Vincenzo Mascolo, Vito Mascolo, Gabriele Fusco, Salvatore Iaccarino).      

 

 

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giovedì, 22 ottobre 2009

PREMIATA CETARA PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

La raccolta differenziata dei rifiuti serve se fatta bene. Non sempre ci si riesce. Di esempi negativi ne abbiamo sono sotto gli occhi tutti i giorni, anche in Costiera amalfitana.  Tra i comuni più impegnati in quest’opera benemerita, a tutela dell’ambiente - i cosiddetti “ricicloni” -, c’è quello di Cetara, giustamente premiato nel corso della quinta edizione della manifestazione promossa da Legambiente, svoltasi  a Salerno.

Qui la percentuale di raccolta differenziata per l’anno 2008 ha sfiorato il 48%, consentendo il superamento della barriera del 45%, scelta da Legambiente Campania - come ha spiegato il presidente, Michele Buonuomo - per individuare i comuni virtuosi nell’applicazione della differenziazione dei rifiuti: un valore che si colloca al di là delle previsioni della legge regionale che aveva fissato per il 2008 un livello minimo del 25%.

Nell’opuscolo dedicato ai comuni ricicloni 2009, Cetara, insieme a Casalvelino, Pollica, Positano, Minori e S. Giovanni a Piro, è destinataria di un premio speciale per la raccolta differenziata nei comuni turistici, cioè quelli che, nonostante l’aumento della produzione dei rifiuti nel periodo estivo e i comportamenti non sempre rispettosi delle regole da parte degli ospiti e dei turisti, riescono ad allestire efficaci azioni di raccolta differenziata anche sulle spiagge e negli stabilimenti balneari.

 “Ringraziamo i cittadini che hanno collaborato – dichiara il sindaco Secondo Squizzatoma dobbiamo impegnarci per fare ancora meglio: il nostro obiettivo per l’anno 2009 è il superamento della soglia del 50%, il miglioramento della qualità delle frazioni recuperate, il riciclaggio degli oli domestici, nuovi interventi di sensibilizzazione per la riduzione complessiva dei rifiuti prodotti. Auspichiamo una sempre maggiore collaborazione da parte dei cetaresi. Dobbiamo far comprendere a tutti che differenziare i rifiuti vuol dire avere a cuore il proprio paese e il futuro dei propri figli”.

 

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