giovedì, 27 dicembre 2007

PER UN MONDO MIGLIORE

 

Allontana da noi

Signore

chi ci propina illusioni

e fallaci promesse

 

Libera il nostro cammino

da mestatori

politicanti

istrioneschi parolai

predicatori da strapazzo

e da mercanti di morte

venditori di fumo

imbroglioni stregoni

dispensatori d’almanacchi

d'oroscopi fasulli

                                             

Per un mondo migliore

insegnaci Signore

ad essere noi stessi

migliori.

© Sigismondo Nastri

 

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categoria:poesia
domenica, 23 dicembre 2007

ANCORA AUGURI!

*

au

guri vi

vissimi di

buon natale e

felice anno nuo

vo a quanti seguono

con interesse e simpatia

le cose che vado scrivendo su

questo blog che accoglie i miei rico

rdi e testimonia il mio amore per Amal

fi e la sua costa la terra che mi ha visto nasce

re dove ho vissuto e vivo alla quale ho dedicato

per oltre mezzo secolo la mia attività di cronista

a tutti il mio

augurio

fervido

sincero

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categoria:diario
domenica, 23 dicembre 2007

RACCONTO DI NATALE

Francesco era un medico bravo, molto stimato. Alessandra, una maestra elementare scrupolosa e attenta, apprezzata dai superiori, dai colleghi e, in modo particolare, dai genitori dei suoi piccoli allievi. Sposati da oltre dieci anni, non avevano figli e, come dimostrato da una serie di esami clinici, ai quali si erano sottoposti, non ne avrebbero avuti neppure in seguito. Se lui si era rassegnato a una tale situazione, lei sentiva in modo traumatico, tanto da soffrirne nel fisico e nel morale, il  bisogno di maternità. Più di una volta Alessandra aveva manifestato al marito il desiderio di adottare un bimbo,  ipotesi sempre rifiutata da Francesco, anche a costo di creare piccole crisi nel loro rapporto.

In prossimità del Natale, tuttavia, egli accolse il suggerimento del parroco, don Lorenzo: “Perché non vi recate a fare una visita all’orfanotrofio? – gli aveva detto. – Lì ci sono tanti minori abbandonati. Donate loro un sorriso, una tenerezza, ne trarrete motivo di conforto”. La mattina del 24 dicembre Francesco e Alessandra andarono in giro per i negozi e acquistarono dolciumi e giocattoli. Nel pomeriggio, mentre l’atmosfera della festa diveniva più intensa, con l'accensione delle luminarie e il suono delle zampogne, fermarono la loro auto davanti all’orfanotrofio e bussarono, non senza una certa apprensione. Furono accolti dalla superiora, che, intanto, era stata avvertita da don Lorenzo. I bambini, radunati nel salone, salutarono gli ospiti con  la loro vivacità di cui erano capaci, creando  un vero baccano. Ognuno ebbe il proprio regalo e tutti rimasero contenti.

Nel momento in cui la coppia, visibilmente commossa, si accingeva a prendere congedo, ecco che Luigino, tre anni d'età, corse incontro a Francesco e  chiese: “Tu sei mio padre, è vero? Dimmelo, dimmelo che sei il mio papà!”. Egli sentì un brivido attraversargli la pelle, tentò di reagire alla… provocazione, ma non riuscì ad aprire bocca. Intervenne la moglie: “Caro, vogliamo far trascorrere a questo bimbo il Natale con noi? Sempre che la superiora non trovi niente in contrario. Poi domani, o al massimo dopodomani, lo ricondurremo qui”. Francesco assentì  abbassando la testa, la superiora si dichiarò d’accordo.

Portarono Luigino nella loro bella casa e di là egli non andò più via. I giorni di festa trascorsero veloci e, all'indomani del Capodanno, ci si diede da fare per espletare la pratica di adozione.

Quel Natale, per Francesco e Alessandra, fu bellissimo. Indimenticabile.

© MondoSigi2000

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categoria:racconti
mercoledì, 19 dicembre 2007

IL MENU DELLA VIGILIA E QUELLO DI NATALE

Nonostante l'aumento del costo della vita, sul quale ha inciso, dulcis in fundo, il recente sciopero degli autotrasportatori, l'atmosfera del Natale ormai si respira a pieni polmoni. Ed è resa più intensa dall'ondata di freddo che ha colpito  le nostre zone. Natale è Natale: rappresentato, sì, dal presepe, dall'albero, dal suono delle zampogne, dalle strade illuminate. E mi fermo qui: i botti, no, quelli non li considero elementi della festa e spero che vengano messi definitivamente (e per davvero) al bando. Si spari richiamano le guerre, le tante violenze sparse qua e là nel mondo. Ma Natale, al di là di quello che rappresenta per noi cristiani, significa soprattutto ricomporre i nuclei familiari, ritrovarsi insieme (cosa che avviene raramente al giorno d'oggi!) intorno a una tavola apparecchiata.  Benedetto, perciò, sia il Natale anche come elemento di aggregazione in questa società disgregata, dominata dall'invidualismo e dall'egoismo.

Mi vengono chiesti suggerimenti sui menu della vigilia e della festa. Menu, ovviamente, ispirati alla tradizione, non quelli imposti dal consumismo. Do qualche indicazione. Ognuno ne faccia l’uso che crede.

Achille Talarico, il medico gastronomo salernitano, ricorda che una volta “la prima grande ricorrenza, quella più cara ai ragazzi, era il Natale, che si preannunciava, in casa e fuori, con grandi preparativi, riguardanti specialmente la confezione dei dolci e degli altri cibi rituali”: zeppole, struffoli, croccante di nocciole, calzoncini con cioccolato e crema di castagne. Che venivano pure scambiati tra parenti e amici, “sotto forma di guantiere e cartocci”.  Oggi si va a comprare tutto dal pasticciere. Una volta – nota Talarico - , dai dolcieri si compravano solo “dolci di pasta reale (di mandorle), mostacciuoli, ‘susamielli’, roccocò e altro, quasi tutti soppiantati, ormai, dall’invadente panettone”. E dall'altrettanto banale pandoro. O tempora, o mores!

Menu della vigilia

·        Vermicelli con la colatura (cruda o cotta, fate voi. Ho già avuto modo di trattare a fondo l'argomento). Era, almeno da noi, il piatto della vigilia. In alternativa, non mi dispiace di proporre degli spaghetti aglio e olio, con l'aggiunta di una manciata di pinoli e di gherigli di noci tagliuzzati

·        Broccolone lesso (il broccolo di Natale, per intenderci), condito con olio extravergine d’oliva e succo di limone

·        Pizzelle di baccalà (un classico), oppure  baccalà a fette,  infarinato e fritto

·        Capitone fritto, in scapece (c’è chi non riesce a farne a meno; a me non piace)

·        Pesce (dentici, saraghi, marmi, oppure fette di pesce spada, ecc., che in questi giorni hanno prezzi elevati), al forno. L'astice e l'aragosta lasciamoli a chi se li può permettere. Anche un polipo bollito e condito con del buon olio extravergine e una spruzzata di limone può andar bene 

·        L’immancabile insalata di rinforzo, preparata con cavolfiore lessato al dente, tagliato a cimette e guarnito con pupacchielle a listarelle, filetti di acciughe, olive nere e verdi, scarola riccia, qualche cappero, il tutto condito con olio extravergine d’oliva e aceto

·        Frutta fresca di stagione e frutta secca (noci, mandorle, nocciole, le irresistibili castagne del prete di Montella, e poi i fichi del Cilento e quelli calabresi di Colavolpe)

·        Zeppole, struffoli, calzoncelli dolci, susamielli, mostacciuoli e roccocò.

 Menu di Natale

·        Antipasto  con prosciutto, capicollo, soppressata, caciocavallo di Agerola

·       Menesta 'mmaretata (che è una bomba nello stomaco). Eventualmente si può sostituire con una altrettanto ottima cicoria in brodo di cappone

·        Cannelloni (la tradizione, ripresa in un racconto da Gaetano Afeltra, vuole che siano stati inventati ad Amalfi). In alternativa, lasagna (confesso una mia debolezza:  amo gli schiaffoni  col ragù)

·        Cappone bollito e passato arrosto con contorni vari (patate, piselli, insalata)

·        Salsiccia alla brace con i friarielli (broccoli di rape scuppettiati)

·        Frutta fresca di stagione e secca (ved. menu della vigilia)

·        Zeppole, struffoli, calzoncelli dolci, susamielli, mostacciuoli e roccocò.

© MondoSigi

P.S. Mentre scrivo queste note, penso ai tanti per i quali il Natale rimane un giorno come tutti gli altri. Ripropongo, perciò,  il mio appello alla solidarietà. Sconfiggiamo l'indifferenza!

 

 

 

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categoria:cucina
mercoledì, 19 dicembre 2007

MUSSOLINI E AMALFI, CRONACA DI UN AMORE

 

La lettera, datata 18 ottobre 1921, arrivò in ritardo. Le poste a quel tempo (già a quel tempo, mi verrebbe da dire) erano lente: non per disservizi, come avviene adesso, ma perché lenti erano i mezzi di trasporto, che dovevano fare i conti con la strada “borbonica” della costiera, polverosa e dissestata. “Il Giornale d’Italia” ne diede notizia, riportandone per intero il testo, solo l’8 dicembre. Quando il lettera Mussolinidestinatario la ricevette dal postino, e l’aprì, con un gesto abituale, trasalì. Benito Mussolini scriveva proprio a lui, Nicola Ingenito, che era, sì, il segretario politico del Fascio di Amalfi, ma pur sempre uno che svolgeva un lavoro modesto, alla ricevitoria del lotto, senza grosse ambizioni. La missiva, vergata con grafia nervosa e graffiante, su foglio intestato de “Il Popolo d’Italia”, quotidiano fondato e diretto da Mussolini, recitava testualmente: “Caro Signore, ho di Amalfi una grande visione di mare, di cielo, di gloria! Sono anch’io – pellegrino sconosciuto – passato attraverso la vostra città: ho alloggiato all’Albergo della Luna; mi sono inginocchiato nella vostra grande Cattedrale ‘repubblicana’ e imperiale e marinara; ho percorso la strada dei Mulini e di quelle ore non ho che il ricordo e la più cocente delle nostalgie! Cara, cara, adorabile Amalfi! Grazie, Egregio Signore, delle attestazioni di solidarietà e di simpatia. Salutate in mio nome tutti i fascisti amalfitani e per la più grande Italia alalà!”.

Il movimento politico, nato a Milano nel 1919, ancora non aveva fatto molti proseliti in costiera. Il clamore suscitato dalla circostanza servì a infoltire l’elenco degli iscritti. Lo stesso Ingenito, che svolgeva anche l’attività di corrispondente di giornali (per questo lo chiamavano “Nicola la stampa”), in un articolo pubblicato su “Il Mezzogiorno” del 9 settembre 1923, chiarì il perché di quella lettera: era un riconoscimento alla sua persona, che aveva avuto “la felice idea di costituire in questa città, con la coadiuvazione di alcuni giovani ardimentosi amici, il Fascio di combattimento che poi doveva essere il primo sorto nel salernitano, Fascio che tuttora va prosperando”. E così Amalfi poté attribuirsi un ruolo di “primogenita” nei del fascismo.

Mussolini, in un articolo su Augusto von Platen e l'Italia, pubblicato nel 1910 su "Cronache letterarie" e riproposto nelle pagine de "Il Mezzogiorno" nell'agosto del 1923, aveva fatto esplicito riferimento ad Amalfi, ricordando proprio la presenza del poeta tedesco nell'antica Repubblica marinara e i versi a lei dedicati: «Anche Amalfi  ha l'onore di un inno. Dopo aver descritto la festa domenicale che raduna gran folla nell'antico chiostro abbandonato (quello dell'Hotel Cappuccini, n.d.r.) , il poeta grida: "Salve, salve tre volte, o bella Amalfi! Qui vorrei vivere in questo asilo delle Grazie. Ma forse l'incostante desiderio che m'arde nel seno, mi sospingerà verso ai deserti nevosi del nord dove la mia parola suscita su altre labbra lo stesso accento"».

Divenuto capo del governo, con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, il duce compì un altro significativo gesto verso la città, definita “cara” e “adorabile” e dove egli, a quanto è dato sapere, era venuto a rimettersi dai fastidi provocatigli da una ferita alla gamba subita nella prima guerra mondiale: il dono della “Tabula de Amalpha”, che dal 1797 era alla Hofbibliothek di Vienna. Nel 1929 il prezioso codice Amalfi museodi diritto marittimo fu acquistato e affidato al comune di Amalfi, che lo conserva in un artistico scrigno di legno, nel salone di rappresentanza di palazzo san Benedetto.

Quanto alla lettera, Ingenito dichiarò di averla donata alla sezione del Fascio. In seguito, su sollecitazione del podestà Francesco Gargano, essa fu portata in municipio per rimanervi esposta con gli altri cimeli, protetta da una bella cornice di legno intarsiato realizzata dallo stesso ebanista di Minori che aveva costruito l’artistico “plinto” per la “Tabula”. In occasione dello sbarco degli alleati, l’8 settembre 1943, vi fu chi si preoccupò di nasconderla temendo che gli americani, sempre a caccia di souvenir, se ne impadronissero. Gesto apprezzabile. Da allora, però, è rimasta in mani private senza che nessun sindaco si sia mai adoperato per recuperarla, pur trattandosi di un documento che appartiene alla memoria storica della città, al di là di ogni giudizio su Mussolini, sul fascismo, sui vent’anni di dittatura che condussero il paese allo sfacelo.

Solo di recente, con un gesto meritevole di apprezzamento, la lettera è stata affidata al Centro di cultura e storia amalfitana.

© Sigismondo Nastri

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categoria:storia
lunedì, 17 dicembre 2007

PESCE SPADA CON SALSA DI POMODORO

 

Ingredienti: Pesce spada a fette. Olio extravergine d’oliva. Cipolla. Aglio. Pomodori ben maturi (o pelati). Alloro. Vino bianco. Sale e pepe q.b. Eventualmente, una manciata di capperi sotto sale e qualche oliva nera.

 

Spellate le fette di pesce spada, asciugatele, fatele soffriggere e rosolare, così come sono, in olio caldo. Rimosse dalla padella, spruzzatevi sopra un pizzico di sale fino. Nell’olio di frittura, intanto, travasato possibilmente in un tegame di terracotta, fate imbiondire la cipolla, poi l’aglio, aggiungendovi il sedano, il prezzemolo, le foglie di lauro (che poi vanno tolte). Aggiungete i pomodori con un po’ di acqua calda e lasciate restringere il tutto.  Aggiungetevi quindi le fettine di pesce, lasciatele insaporire, bagnandole con vino bianco. Versatevi sopra del prezzemolo trito, pepe q.b. ed eventualmente i capperi e le olive. Passate il tutto in forno caldo per pochi minuti.

La salsa così ottenuta può essere adoperata per condire la pasta: in particolare, perciatelli e linguine.

© SigiNastri2000

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categoria:cucina
domenica, 16 dicembre 2007

CON ACHILLE CAMPANILE A PESCA DI TOTANI. UNA SERA D’ESTATE, AD AMALFI

 

Achille Campanile  (pseudonimo di Gino Cornabò, trasformato in personaggio di alcuni suoi libri) fu stroncato da un collasso cardiaco, nella sua casaCampanile 1 di Lariano, vicino a Velletri, il 4 gennaio 1977. Pochi mesi prima, con L’eroe, aveva vinto il premio di satira politica. Lo scrittore, definito “maestro del sorriso”, era nato a Roma il 28 settembre 1899. Il ricordo che ne conservo è quello di un signore simpatico, gioviale (in armonia con lo scrittore e l’umorista eccelso, e non poteva essere diversamente), elegante, col viso ben rasato, i baffetti e il monocolo "incollato" a un occhio. So che, negli ultimi anni di vita, quelli trascorsi in campagna,  si lasciò crescere una barba lunghissima. Ci sono fotografie che ce lo presentano come un vecchio patriarca.

Una volta, prima della guerra, era andato in Scozia a “inseguire” il mostro di Loch Ness. Sulla “Gazzetta del Popolo” pubblicò delle corrispondenze esilaranti. Raccontò addirittura di averlo catturato. Egli – notò Achille Di Giacomo sul “Tempo” – era “un miscuglio di razionalità e di estrosità, di serietà e di divertissement, di humor soprattutto su se stesso”. Anticipatore, sin dagli anni Venti, del genere dell’assurdo con L’inventore del cavallo (1925) e Tragedie in due battute (uscito postumo), Campanile giocava col paradosso, con le parole, i qui pro quo, con un gusto per l’invenzione verbale che sfociava nel nonsense. La sua produzione narrativa è vastissima: Ma che cos’è quest’amore? (1927), Se la luna mi porta fortuna (1928), Agosto, moglie mia non ti conosco (1930), Cantilena all’angolo della strada (1933, premio Viareggio), Chiarastella (1934) sono i titoli più conosciuti. Aveva fama di essere un lavoratore instancabile. “Quello di lavorare – si giustificava – è un’abitudine come tutte le altre. Quando ero giovane e vivevo a Milano, mi mettevo a tavolino dopo mnezzanotte e andavo avanti magari fino a mezzogiorno. Poi chiudevo le imposte, mi coricavo e dormivo”. Le sue opere più fortunate risalgono al periodo anteguerra. Negli anni ’70 tornò alla ribalta con Manuale di conversazione (1973, ancora premio Viareggio) e Gli asparagi e l’immortalità dell’anima (1974).

Campanile 2Aveva cominciato giovanissimo a scrivere sulla “Tribuna” (della quale il padre era redattore), “L’Idea Nazionale”, “Il Travaso”. In seguito fu collaboratore di quotidiani e periodici: cito “La Stampa”, “L’Ambrosiano”, il “Resto del Carlino”, “La Gazzetta del Popolo”, “Settebello” (che diresse), "La Fiera letteraria",   il "Corriere d'informazione”, il "Corriere Lombardo", "900", "L'Europeo" (sul quale tenne fino al 1973 una rubrica di critica televisiva), "Omnibus", "Scenario", il “Corriere della Sera”. Insomma, l'élite della stampa nazionale. "Tutta la mia vita – diceva - è stata perseguitata dalla necessità di scrivere articoli, da quelle voci che ti telefonano di giorno e di notte, e ti chiedono tre cartelle, otto paginette, una cosa rapida, una cosa meditata. Tutti i viaggi che ho fatto, tutta la mia vita sono stati rovinati dal fatto di dover poi scrivere un articolo". Tra i suoi… persecutori (si fa per dire) additava  Gaetano Afeltra. Campanile sosteneva che per causa sua se n’era dovuto andare da Milano. "Telefonava in tutte le ore del giorno e della notte, litigava con tutti i miei familiari, nemmeno li credeva, quando quelli, poveretti, gli dicevano che avevo avuto un infarto. Erano ammaestrati a rispondere così, s'intende, ma lui avrebbe dovuto far finta di credere. Per rendere la faccenda più credibile, a volte dicevano che l'infarto era una cosa da nulla, una sciocchezza, insomma quasi un piacere, e quello niente, cocciuto ripeteva che voleva un articolo sulla prostituta ammazzata col ferro da stiro, sulla gatta che aveva partorito sette gattini con una sola zampa. Da quel periodo di Milano, da quando litigava con tutti i miei familiari, ad Afeltra rimase una strana abitudine. Mi telefonava appena stavo male. Non per informarsi della mia salute, ma per chiedermi un articolo. Tanto, lui, ai miei infarti era abituato, e così anche quelli veri gli sembravano poca cosa” (ved. www.campanile.it).

Sul declinare dell’estate del 1951 Achille Campanile venne in vacanza ad Amalfi. A distanza di cinquantasei anni mi riesce difficile ricordare in quali circostanze lo conoscemmo. Eravamo tre amici: per qualche giorno rinunciammo a star dietro alle ragazze ritenendo che un personaggio di tale levatura meritasse un po’ d’attenzione da parte nostra. Lo accompagnammo in giro per la città, gli facemmo visitare il museo civico, la cattedrale, il Chiostro Paradiso, la Valle dei Mulini, la Grotta dello Smeraldo. Una sera lo invitammo a una battuta di pesca. Si andava a totani. Non si lasciò pregare. La cosa lo stuzzicava molto. Ci recammo alla spiaggia del porto. La barca – un gozzo – era parcheggiata sulla ghiaia. Lentamente, facendola scorrere sulle “falanghe” (gli appositi scivoli di legno), la calammo in acqua, appena oltre la linea della battigia. Montammo a bordo. Filippo Iovieno, il più esperto tra noi, diede un’ultima spinta e balzò su di corsa. Angelo Piumelli si mise ai remi. Campanile guardava incantato il paesaggio, pur senza perderci di vista, mentre ci allontanavamo dalla riva.

La lampada ad acetilene, accesa a prua, metteva a nudo i fondali col loro tappeto d’alghe. Si vedevano i pesci attraversare rapidi il campo luminoso. Quando ritenemmo che il posto fosse quello giusto, a metà strada tra l’estremità del porto e Amalfila torre dell’hotel Luna, Filippo gettò l’ancora (si fa per dire: un bel masso legato a una corda). Estraemmo da una borsa i “filaccioni” e li calammo in acqua, srotolando con garbo la matassa, dopo aver applicato agli ami dei pezzi di alici per mimetizzarli. Cominciò l’attesa, col filo trattenuto ben stretto tra indice e pollice, per avvertire ogni sollecitazione proveniente dal basso. Achille Campanile seguiva le operazioni con curiosità. Quando il totano abbocca – gli spiegavamo – dà uno strappo al filo. E’ il momento di tirare su la lenza. Capitò più volte, quella sera. Filippo e Angelo (non sono mai stato un abile pescatore, io) si presero cura di liberare la preda dagli ami. Cercavamo, ogni volta che si riusciva a catturare un totano, di scansare gli spruzzi che ci lanciava contro in un ultimo e vano tentativo di difesa.

Sul mare soffiava una brezza leggera ma insistente. La barca dondolava ritmicamente, inclinandosi ora da un lato ora dall’altro. Cominciai a sentirmi male e cercavo di non farlo capire. Impresa disperata: avevo lo sguardo stralunato, il volto ancora più pallido di quanto non lo fosse abitualmente. Sporsi il capo oltre la fiancata e vomitai. Superato il momento critico, mi girai verso i compagni d’avventura quasi a voler chiedere scusa, a giustificarmi. M’accorsi che Campanile rideva. “Ma come è possibile – esclamò – che un discendente della più antica repubblica marinara soffra di mal di mare? Racconterò quest’episodio”. E rivolgendosi direttamente a me aggiunse: “Prima o poi ti ritroverai in un mio libro”.

© Sigismondo Nastri

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categoria:personaggi
sabato, 15 dicembre 2007

Ovunque voi siate,

vi giungano i miei auguri

più fervidi e più sinceri!

 Presepe Cuciniello, S. Martino, NapoliBuon Natale!

Il coro degli angeli di Betlemme

apra i nostri cuori

alla solidarietà,

alla riscoperta dell’amicizia,

e la luce della stella

che guidò i Magi alla capanna

illumini i reggitori del mondo,

di questa malandata società,

e dia pace alle genti.

 DSCN5123

Felice 2008!

Per il nuovo anno

auguro una gioia

365 giorni più uno

durevole.

                                                                     © Sigismondo Nastri

 

 

 

 

 

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categoria:diario
venerdì, 14 dicembre 2007

VERSO IL NATALE

Natività

 A Natale diamo forza alla speranza!

Sconfiggiamo l’indifferenza!

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categoria:diario
venerdì, 14 dicembre 2007

IL CALENDARIO PER L’ANNO NUOVO DEL FORUM DEI GIOVANI

 

Peccato che l’ondata di freddo che si sta abbattendo sulle nostre zone, mentre io sono alle prese con raffreddore, tosse e mal di gola, mi impedisca di andare ad Amalfi, domani sera, alle ore 18 (sede del Forum, via delle Cartiere 25), per assistere alla presentazione del Calendario 2008 del Forum dei Giovani. Apprendo dall’invito cortesemente rivoltomi dal presidente Daniele Milano e dal vice presidente Andrea Cataldi che si tratta di un’iniziativa di solidarietà, “nata col sorriso”, e questo mi fa enormemente piacere. Anch’io sto insistendo sulla necessità che questo periodo di fine anno sia attraversato all’insegna della solidarietà verso chi ha più bisogno di noi.

Il calendario è realizzato con una forte connotazione culturale. Presenta immagini di bozzetti di vita amalfitana del secolo scorso e s’inserisce in un progetto già avviato che ha per titolo “Amalfi lungo il sentiero dei ricordi". Il ricavato dalla vendita sarà destinato al Centro Servizi Polivalente per la Famiglia di Amalfi e Conca dei Marini.

Complimenti e in bocca al lupo, ragazzi!

Sigismondo

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categoria:diario