giovedì, 28 febbraio 2008

RICORDO DI FILIPPO IOVIENO

 

La vita è fatta così: si va a scuola insieme, ci si frequenta, accomunati dagli stessi interessi, poi ci si perde di vista. E’ capitato anche a me, che di Filippo Iovieno sono stato compagno nell’adolescenza e nella prima giovinezza, quando entrambi ci lasciammo prendere dalla frenesia di fare… i giornalisti. Sempre amici, seppure divisi da una certa gelosia… di mestiere e dalle diverse simpatie politiche. Ricordo iFilippo Iovieno suoi “pezzi” sul Roma, lucidi, brillanti, anche quando erano polemici nei confronti dell’amministrazione comunale di Amalfi, che io invece difendevo. Filippo poi ebbe una grande chance: fu chiamato a dirigere la redazione salernitana del quotidiano di Achille Lauro e anche in questo compito delicato se la cavò bene. Pubblicava ogni settimana un paginone con la descrizione di un viaggio (immaginato), scegliendo i luoghi più suggestivi del pianeta.

Scrisse dei racconti, raccolti in un volumetto, che mi regalò con una affettuosa dedica.

All’improvviso, e non ho mai saputo perché, abbandonò l’attività pubblicistica, si allontanò da Amalfi (credo che si sia stabilito comunque nell’hinterland salernitano) e non l’ho più incontrato.

La notizia della sua scomparsa, appresa per caso nel pomeriggio di oggi (mi è stato detto che le esequie si sono svolte domenica scorsa ad Amalfi) mi riempie di tristezza.  Peccato che non abbia avuto più l'occasione di rivederlo. Chissà quante storie e quanti avvenimenti avremmo rievocato insieme. Come quella famosa serata a pesca con Achille Campanile, della quale recentemente ho trattato in questo stesso blog (categoria: personaggi).

Sigismondo

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mercoledì, 27 febbraio 2008

AMALFI, ALLA RICERCA DI UN PASSATO PERDUTO

 

Chi ama Amalfi non può che rallegrarsi dei due ritrovamenti, dei quali s’è avuta notizia nei giorni scorsi: un affresco “cinquecentesco” nel chiostro dell’albergo dei Cappuccini, già convento, che è in ristrutturazione, e una condotta idrica, che si fa risalire al Medioevo,  sotto il pavimento degli Arsenali della Repubblica, dove pure sono in corso lavori di restauro. Ho sempre pensato che il territorio della costiera nasconda ancora testimonianze significative della sua storia, nonostante sciacallaggi e furti  e le distruzioni operate in particolare tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta, quelli del boom edilizio, quando la scoperta di un reperto costituiva solo uno stimolo ad accelerare le colate di cemento per evitare che potesse metterci il naso la Soprintendenza, peraltro a quel tempo abbastanza… distratta.

Devo dire, non per giustificare certi scempi, ma per far capire in quale contesto essi AMALFI Valle dei Mulinisi verificarono, che all’epoca non era maturata una sensibilità collettiva (e men che mai dei pubblici amministratori: mi verrebbe da aggiungere che la situazione non è cambiata poi tanto) nei confronti dei beni paesaggistici, ambientali, artistici, storici, archeologici, ed esisteva ad Amalfi, come in altri comuni della costa, l’incubo delle alluvioni – noi le chiamavamo “sciumàre” – fattosi drammatico dopo quella dell’ottobre 1954. Ne pagò le conseguenze la “distruzione” della Valle dei Mulini, causata dalle opere di sistemazione del torrente “Canneto”, ma sollecitata altresì da quei pochi cartari superstiti, che spingevano per la costruzione della strada rotabile, individuando negli alti costi del trasporto (a spalla o a dorso d’asino) la crisi delle loro attività. Che AMALFI torrente Cannetocomunque, a parte l’eccezione della cartiera Amatruda, si sono comunque estinte.

E così scomparvero le pittoresche cascate del torrente, gli “scelloni” che ne regolavano la portata, i suggestivi ponticelli tra le due sponde. E scomparve il supportico san Giuseppe, con le sue pareti affrescate, sul lato nord del largo Spirito Santo.

Poi la voglia sconsiderata di ammodernamento ha fatto il resto. Quanti antichi edifici, nel cuore della città, hanno subito trasformazioni tali da non lasciare traccia del loro passato?

 

 

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domenica, 24 febbraio 2008

SANTA CHIARA E... LE PORTE DI FERRO

 

Leggo  con interesse le notizie delle operazioni contro gli abusi edilizi condotte nel territorio della Costiera. Basta consultare i mezzi d’informazione per rendersi conto che i sequestri si succedono a ritmo sostenuto. Oggi, ad esempio, www.Positanonews.it riferisce di “sette sequestri e diciannove denunce”. Che si aggiungono a quelli dei giorni precedenti: ieri a Ravello (fonte: il quotidiano online di Positano), il 18 a Praiano, il 14 nella Valle delle Ferriere, il 5 e il 1° febbraio ancora a Praiano.  Solo per citare gli episodi più recenti. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, si riesce a intervenire quando il manufatto, almeno a livello strutturale, è stato pressoché completato. E dato che poi niente si demolisce, resta  sempre la speranza che, cambiando governo... , ci possa essere un nuovo condono. Mi viene a mente, non a caso, che a Santa Chiara “mettèttero ‘e porte ‘e fierro”, ma  solo “dopp’ arrubbato”.

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venerdì, 22 febbraio 2008

CHI DI SPADA FERISCE…

 

Francesco Amodio, deputato al Parlamento dal 1958 fino al 1976, l'anno in cui fu costretto a pagare con la mancata ricandidatura la scelta di essersi tenuto estraneo alle correnti – vere centrali d’affari e di potere - che imperversavano nel suo partito, amava dire: “Quando sono entrato in politica ho deciso di indossare una sola maglia: quella della Dc. Non ne conosco altre”. Frase che ripeté più volte, nei giorni difficili della emarginazione, a coloro che andarono da lui per convincerlo a candidarsi in altre liste: dai missini ai liberali, dai repubblicani ai socialisti.

Soffrì molto per la ingiustizia subita, ma uscì di scena a testa alta, coerente con i principi etici che avevano sempre guidato le sue azioni.

Amodio – ricorda il senatore Michele Pinto“ripudiava la conventicola, il compromesso, il baratto, l’intrigo, la gestione del potere”.

Alla luce di quello che si sta verificando ora, mi sento di dire che la coerenza non è patrimonio di tutti. Del resto, “se non si vive come si pensa, si finirà per pensare come si è vissuto” (Paul Bourget, Il demone meridiano).

Riandando poi con la mente agli avvenimenti del ’76, mi viene da aggiungere: “Omnes enim qui acceperint gladium, de gladio peribunt” (Tutti coloro che prendono la spada, di spada periranno. Matteo 26, 52).

 

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martedì, 19 febbraio 2008

ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA CAMPANIA, QUALCUNO FINALMENTE RISPONDE

Cinque minuti fa, evviva!, sono riuscito a parlare finalmente al telefono con l'Ordine dei giornalisti della Campania. Mi è stato riferito che la colpa della mancata risposta, in tutti i tentativi fatti fino a oggi, è dovuta al fatto che sono cambiati gli orari di ricevimento: non più di mattina, come avveniva prima (tra le 10/10,30 e le 13,30), ma dopo le 15 del pomeriggio.

Superata la sorpresa per questa comunicazione,  ne prendo atto e mi... adeguo.

 

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domenica, 17 febbraio 2008

AGLI APPASSIONATI DI MUSICA, UN INVITO A DIVENTARE "AMICI" DELL'ORCHESTRA DI FIATI COSTA D'AMALFI

Non s'è ancora spenta l'eco del successo conseguito dalla Orchestra di fiati Costa d'Amalfi col suo primo concerto, tenuto il 12 gennaio nella sala Ibsen di Amalfi, tanto da far considerare questa giovane istituzione "patrimonio di tutti, abitanti della Costiera e amici della musica", come orgogliosamente, e legittimamente, sostengono coloro che ne sono stati gli artefici. Sull'onda di questo successo si è deciso, così, di creare sul sito www.orchestradifiaticostadamalfi.it un apposito "link" riservato agli "amici dell'Orchestra".

La mia adesione l'ho già data, mandando una e-mail all'indirizzo dell'orchestra e spero che siano in tanti a fare la stessa cosa.


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venerdì, 15 febbraio 2008

E' DI CONCA DEI MARINI L'INGEGNERE ANTONIO GAMBARDELLA,  NUOVO CAPO DEL CORPO DEI VIGILI DEL FUOCO

 

La notizia è di ieri e la prendo integralmente (insieme con la foto) dal sito del Ministero dell’Interno.

 

«A poco più di un mese dalla prematura scomparsa dell'ingegner Giorgio Mazzini, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno Giuliano Amato, ha nominato stamane il nuovo Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. 
ing. Antonio GambardellaE' l'ingegner Antonio Gambardella, attuale responsabile della Direzione Centrale per le Risorse Logistiche e Strumentali. Con questa nomina Gambardella assume le funzioni, oltre che di Capo del Corpo, anche di Vice Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del Ministero dell'Interno. L’incarico avrà decorrenza dal 3 marzo 2008. Nato a Conca dei Marini (SA) il 9 marzo 1946, l’ing. Gambardella è entrato in carriera nel novembre del 1971 per essere assegnato, dopo il corso di formazione, al Comando Provinciale dei vigili del fuoco di Milano. Trasferito a Roma nel 1975, assume poi la titolarità del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Isernia. Nuovamente a Roma, dirige l’Ispettorato per le sedi di servizio ed infrastrutture e successivamente l’Ispettorato Formazione Professionale. Consigliere Ministeriale Aggiunto nel 2001, assume l’incarico di Dirigente dell’ufficio dell’Ispettore Generale Capo nel 2002 e di Direttore regionale dei vigili del fuoco della Campania l'anno successivo. Dal 2005 è Direttore Centrale per le Risorse Logistiche e Strumentali.»

Sono tanti i giovani della Costiera costretti a emigrare, dopo aver compiuto gli studi, per realizzarsi professionalmente. E’ un fenomeno che dal dopoguerra ad oggi è andato via via intensificandosi. Quando poi veniamo a sapere che, grazie alla loro preparazione, al loro impegno, alle loro capacità, sono riusciti a raggiungere posizioni di rilievo, non possiamo fare a meno di manifestare la nostra più viva soddisfazione. E’ il caso di Antonio Gambardella, chiamato a un incarico così delicato e di così alto prestigio.

Rallegramenti vivissimi e auguri di buon lavoro, ingegnere!

© MondoSigi

 

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giovedì, 14 febbraio 2008

L’ALTRA PARTE DI ME

That Love is all there is,

is all we know of Love.

Emily Dickinson, Poesie

 

La stessa immobilità del cielo

in un travolto respiro di cose dimenticate

e le ombre di sempre

nel filtro di luce opaca della luna

 

Cosa fai a quest’ora

a che pensi

e tu stessa chi sei?

 

Raggio della mia anima

forse tu non esisti neppure

sei l’altra parte di me.

 

© Sigismondo Nastri

(17.3.1971)

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giovedì, 14 febbraio 2008

AMORE

 (a quanti festeggiano oggi san Valentino)

                             Je t’ai donné mes vers et tu m’as répondu:

                    “Comment veux-tu que je les aime?

                                            Je sais trop qu’ils sont faits du meilleur de toi-même

          et de l’amour qui m’était dû”.

                                                                                      PAUL GERALDY

 

M’accorgo sempre di più

che non posso fare a meno di te

 

Come la luce del giorno

ti amo

come il chiarore della luna nella notte

 

Sei tu il mio giorno

sei tu la mia notte

tutte le ore sei tutti gli attimi

della mia giornata

 

Sei tutto per me perché tu

soltanto tu

hai saputo sai saprai dare

un senso alla mia vita.

 

© Sigismondo Nastri

(12.4.1971)

 

 

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lunedì, 11 febbraio 2008

SAN VALENTINO, FESTA DEGLI INNAMORATI

 

"Parlaci di san Valentino", mi è stato chiesto. Non tanto del santo indicato in calendario il 14 febbraio (giovedì prossimo), quanto della “festa degli innamorati”, che ricorre nello stesso giorno: istituita – sembra –  da papa Gelasio I nel 496 per sostituire la festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Lupercus) con una che fosse ispirata al messaggio d'amore, diffuso proprio da san Valentino. Ma quale san Valentino? Credo  ci si debba riferire a un personaggio di configurazione assai vaga, che poi la tradizione ha identificato con l’omonimo vescovo di Terni, la cui festa ricorre appunto il 14 febbraio.

Questo Valentino patì il martirio nel terzo secolo, accusato di aver voluto santificare col rito del matrimonio l’unione tra l’uomo e la donna. In prigione, si racconta, restituì la vista a una bambina – la figlia cieca del suo carceriere – e prima di essere decapitato, il 14 febbraio del 270, le inviò un “biglietto” d’addio con la scritta: “De Valentino tuo”, incisa sulle foglie a forma di cuore di certe violette che crescevano accanto alla sua cella.

Ma è proprio così? O bisogna prendere per buona l’antica credenza, diffusa particolarmente nel mondo anglosassone, che fissa al 14 febbraio il giorno in cui gli uccellini, superato il torpore invernale, cominciano i loro giochi amorosi? Ce lo ricorda il poeta inglese Robert Herrick:

Spesso ho sentito dire giovani e pulzelle

che quello è il giorno scelto dagli uccellini

per fare all’amore…

La tradizione di scambiarsi doni nel giorno di san Valentino è già documentata in età elisabettiana. In “Love”, libro straordinariamente bello, da leggere e da guardare, Dereck e Julia Parker scrivono: «Nel 1477 una certa Margery Brews sposò “il suo bene amato tesoro di San Valentino John Paston, gentiluomo”; in un testamento del 1535 un tale lascia “… in dono al mio amore di San Valentino Agnese Illyon scellini dieci”. Ma spesso il “tesoro di San Valentino” riceveva doni ben più cospicui: nel 1667 il duca di York regalò a lady Arabella Stewart un anello da 800 sterline come omaggio di San Valentino, mentre circa due secoli dopo una signora di Norwick (sempre in Inghilterra) fu imbarazzatissima perché si vide arrivare un pianoforte a coda del tutto inaspettato».

L’abitudine di scambiarsi bigliettini, che si fa risalire al Settecento, si è radicata sul finire dell’Ottocento. Bigliettini decorati con rose, passeri, colombe, nodi d’amore, frecce scagliate da Cupido.

Oggi gli innamorati possono comunicare in tempo reale con e-mail o sms, facendo ricorso agli “emoticons” (o “smiles”): faccine che indicano sorriso, tristezza, ghigno, ecc. ecc.,  e ideogrammi che mandano baci,  manifestano felicità, compiacimento, rabbia, approvazione, e così via.

Penso che sia proprio finito il tempo delle lettere d’amore.

© MondoSigi

 

 

 

 

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