"POSITANO: ISTANTI". AMBIENTE, COSTUME, PERSONAGGI RACCOLTI DALL'OBIETTIVO DI MASSIMO CAPODANNO
Venti fotografie (o poco più), che saranno esposte dal 9 maggio al 12 giugno nella galleria d’arte del ristorante Mediterraneo, a Positano, bastano a restituirci l’immagine del paese della costa in tutta la sua autenticità, la sua più schietta genuinità. L’autore, Massimo Capodanno, vi ha raccolto – sotto il titolo “Positano: Istanti” – alcune immagini, captate con straordinaria sensibilità dal suo obiettivo, che sono pagine di storia e di cultura locale.
Esse ci documentano l’ambiente, il costume, i personaggi: ad esempio, il vecchio pescatore Gambardella intento a “lavorare” una nassa; Saverio, ‘o capitano, che dopo averlo catturato dà un morso al polipo per ucciderlo; Gennaro ‘o pachialone, omone di cento chili, o giù di lì, “ingabbiato” in una minuscola scialuppa; ; i ragazzini che fanno da sfondo a una pittoresca… esposizione di pesciserra su una barca; la modella che (incautamente?) offre alla vista il suo bel fondoschiena sulla spiaggia assolata; Teresa Lucibello, la mitica noleggiatrice di barche (quella che – non me lo scordo – riuscì a fare sbarcare sul molo il presidente della Repubblica Cossiga in una giornata di mare mosso, dopo che ci avevano a lungo e inutilmente provato gli uomini della Capitaneria di porto).
Capodanno è romano, con esperienza di vita a Bogotà (Colombia), Londra, Milano.
Ha esordito alla fine degli anni ‘60 come apprendista pittore e scultore, coltivando però un amore innato per la fotografia. Nel 1967, a Firenze, ha cominciato a lavorare in un laboratorio di arti grafiche. Nel 1968 si è trasferito a Milano come fotografo in una galleria d’arte, col compito di riprendere i “vernissage” delle mostre. Poi la svolta professionale, l’anno successivo a Londra, nello studio di Jeff Vickers, dov’è stato assistente fotografo di Mark Hammilton e Duncan Willet, già affermati artisti nel settore della moda e della pubblicità. Tornato a Roma nell’estate del 1970, ha collaborato con la Rai e con Il Messaggero, per passare poi, nel 1973, all’agenzia ANSA. Qui ha scoperto la sua passione per la cronaca nera. Si è avvicinato all’attualità, allo sport, e s’è specializzato nel foto-giornalismo politico, a lui più congeniale.
Puntando lo sguardo su questa mostra positanese, lo scrittore Francesco De Filippo nota che l’occhio di Massimo Capodanno “riconosce nel frenetico caleidoscopio di immagini, volti ed eventi, che è Positano, un’occhiata una parola un gesto autentico di un positanese da generazioni. Ricava lo spirito semplice e alacre dei locali oltre la ribalta, a riflettori spenti, quella umile e bonaria ruvidità che il contatto con il turista ha addolcito ma anche modificato, resa un po’ ruffiana, opportunista”.
Il lavoro che egli svolge, aggiunge la giornalista Johanna Rossi Mason, “è quello di cogliere l’attimo, o se, volete, crearlo o, ancora, vedere quello che gli altri non vedono e di cui si rendono conto solo quando quel momento perfetto è fissato sulla pellicola prima e sulla carta, poi”. Il fotografo, infatti, “è un emotivo, un sensibile, è un irrequieto, perché la foto migliore per lui è sempre la prossima, quella che attende.
E’ un entusiasta perché non smette di cercare, è un curioso ma è anche un guascone, un giullare, un saltimbanco, che si mette in gioco per quel magico momento. Questo fotografo, poi, è un uomo generoso, è un uomo che ha dimenticato se stesso per uno scatto, è uno che ha rischiato in prima persona, è uno che non ha perso la voglia di testimoniare. C’è forse una voglia di eternità nell’amore per la fotografia, per la cronaca per immagini, c’è una voglia di resistere al tempo, di sopravvivere, c’è anche un po’ di narcisismo, un po’ di paura. E c’è un grande cuore e una grande umiltà per dire, ‘ci sono capitato per caso’ in questo mondo di immagini, dove un solo uomo ha raccolto anni, ricordi e, soprattutto, storia. Quella del nostro paese, ma anche la sua e, parallelamente, quella di Positano e dei suoi personaggi”.
Sigismondo Nastri