venerdì, 31 ottobre 2008

ALLA BIBLIOTECA PROVINCIALE DI SALERNO, MARTEDI’ 4 NOVEMBRE, PER GIOCARE CON LA STORIA

 

L’iniziativa, giunta alla quinta edizione, si propone di porre in relazione scuole di ogni ordine e grado per l’elaborazione di un racconto a partire da un’idea guida, che cambia di volta in volta. Stavolta  l’intento è quello di avvicinare i ragazzi alla conoscenza della storia e del nostro passato. Sono grato a chi me ne ha dato notizia. Chi non ha memoria – mi hanno sempre insegnato – non ha futuro.

Martedì 4 novembre, alle ore 10.30, nel salone “Francesco Cerenza” della Biblioteca Provinciale di Salerno, nell’ambito della promozione del libro e della lettura indirizzata ai più giovani,  sarà presentato il progetto “Giochiamo con la Storia”, realizzato dal Settore Beni Culturali  Musei e Biblioteche, dalla Biblioteca Provinciale e dalla Cooperativa Cultura&Culturae. Contemporaneamente sarà inaugurato lo Scaffale della Collana Exposcuola Raccontiadiecimilamani.

 “Giochiamo con la storia” è il nuovo progetto di attività didattica che ha come tema la Prima Guerra Mondiale. L’itinerario, ricco e articolato, «si propone di far conoscere i paesi belligeranti, le battaglie e i protagonisti di un periodo storico tanto doloroso per l’Europa ed il mondo. Lo strumento per veicolare conoscenze e trasmettere una maggiore consapevolezza del nostro passato è ancora una volta il gioco. Il puzzle dell’Europa, l’invenzione di un racconto con “Le carte degli eroi”, la creazione di modellini di aerei e carri armati con materiale da riciclo, il cruciverba e la caccia al tesoro sono solo alcune delle attività che verranno proposte agli studenti che, a conclusione del percorso, riceveranno un piccolo gadget in ricordo della giornata trascorsa in Biblioteca».

Inanto, lo scaffale della Collana Raccontiadiecimilamani, pubblicata a cura della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo, raccoglierà i racconti realizzati  per la “Staffetta di Scrittura Creativa Exposcuola”.

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categoria:diario
giovedì, 30 ottobre 2008

SPAGHETTI CON LA BOTTARGA DI TONNO

 

La bottarga può essere definita “caviale dei poveri”? Direi di sì,  nel senso però che essa viene impiegata per preparare piatti semplici, non certamente raffinati com’è per il caviale. La bottarga è la sacca che racchiude le uova di cefalo o di tonno, compressa, salata, essiccata, che può essere utilizzata come antipasto (tagliata a fettine) o – meglio, rapportandomi alla tradizione del territorio - come condimento per gli spaghetti (grattugiata). E’ chiaro che preferisco quella di tonno perché ha un gusto più marcato e perché so dove procurarmela: a Cetara, dove la tradizione della pesca e della lavorazione del tonno si tramanda da generazioni e, addirittura, si consolida, nonostante le difficoltà dovute a una concorrenza spietata, all’impoverimento dei mari (ma ormai i tonni sono di allevamento), a una congiuntura non proprio favorevole.

  

Ingredienti: spaghetti, bottarga di tonno (in commercio la si trova già tritata, ma sarebbe meglio grattugiarla al momento), aglio,  olio extravergine d’oliva, prezzemolo, sale q.b.

 

Lessate gli spaghetti in abbondante acqua con poco (o pochissimo) sale, perché la bottarga è abbastanza sapida. Intanto fate indorare leggermente nell’olio uno spicchio d’aglio dopo averlo schiacciato col pugno (come si faceva una volta: evitate di tagliarlo a fettine col coltello). Poi, magari, se temete di ritrovarvelo in bocca, toglietelo. Dopo aver rimosso la padella dal fuoco, versateci la bottarga (se va utilizzata sempre "a crudo"), senza tirchieria, quindi gli spaghetti, amalgamando bene il tutto. Aggiungete un po’ d’acqua di cottura della pasta, se necessario.  

Servite con abbondante prezzemolo tritato finemente e un’altra spolverata di bottarga.

©SigiNastri2000

 

 

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categoria:cucina
mercoledì, 29 ottobre 2008

QUEL NATALE DEL 1970 AD AMALFI… QUANDO IL VESCOVO NEGO’ LA BENEDIZIONE COL BAMBINO GESU’

 

Lasciamo stare i parroci… Ci sono anche vescovi che, in occasione delle feste, si deliziano ad assistere a uno spettacolo pirotecnico o addirittura si mettono a fare la conta delle bombe da tiro lanciate verso il cielo. A Mons. Ercolano Marini, arcivescovo di Amalfi per trent’anni, dal 1915 al 1945,  i fuochi d'artificio non piacevano, e lo dichiarava pubblicamente, perché richiamavano nella sua mente gli orrori delle guerre.

Non amava gli spari neppure Mons. Jolando Nuzzi, vescovo di Campagna, poi di Nocera-Sarno, che fu amministratore apostolico della nostra arcidiocesi NUZZI S.E. Mons. JOLANDOdal 1968 al 1972. Tanto che la notte di Natale del 1970 arrivò a definire l’esplosione dei fuochi “un miserando spettacolo”. Dopo che, in una lettera, aveva già manifestato al sindaco del tempo, Costantino Porpora, la sua avversità, facendo proprio il giudizio espresso dalla rivista Time, nel 1969, sui botti sparati ad Amalfi: “eccessivi”.

Quella notte di Natale, cito una cronaca di Crescenzo Guarino sul Corriere della sera dell’8 gennaio 1971, “il tradizionale rito si svolse, fin dall’inizio, regolarmente: quando le campane suonarono l’ora, il vescovo, reggendo in braccio la statua del Bambino Gesù (una preziosa scultura del Settecento), uscì sul porticato che domina l’alta scalea, gremita di popolo. Ma non aveva ancora messo i piedi fuori, che dalla piazza si levò come un temporale: centinaia e centinaia di grossi petardi venivano accesi, con fragore di tuono. Immediatamente, monsignor Nuzzi si girò e, pallido, senza benedire nessuno, rientrò di corsa nel duomo ritornando presso l’altare per officiare il pontificale solenne, assistito dall’intero Capitolo. A sua volta, la folla, esasperata dalla mancata benedizione (che si usa da secoli e secoli), si astenne, compatta, dal recarsi in chiesa. E per la prima volta la Messa di Natale fu celebrata nella cattedrale di Amalfi senza un solo fedele. Né fu tutto, perché il più doveva ancora accadere. Infatti, quando i sacerdoti erano giunti al Gloria, un folto gruppo di scalmanati salì in sacrestia per impadronirsi con la forza del Bambino Gesù e dare essi la benedizione, senza il clero (cosa già capitata con sant’Andrea, nel 1945. Ved. in questo stesso blog: Briciole di storia. N.d.r.). Ma il Bambino stava nella culla del presepe presso l’altare maggiore, ed il senso di profondo rispetto per il luogo sacro impedì ai facinorosi di attuare il loro colpo di mano”.

La sera del 6 gennaio 1971, in occasione della discesa della stella cometa dal monte Tabor, il vescovo tornò ad affacciarsi sull’atrio del duomo, benedicendo la folla col Bambinello Gesù. “Ma aveva appena terminato, che dalla piazza saliva, con un fuoco infernale di botti, un fumo bianco e acre”. Eppure, tra Natale e l’Epifania c’era stato un serrato confronto tra il vescovo, le autorità municipali, i rappresentanti dei cittadini. Un manifesto – leggo ancora nell’articolo di Crescenzo Guarino - aveva invitato la cittadinanza “ad accendere solo bengala e ‘scherzi’ pirotecnici, sia per rispetto degli autentici valori religiosi che di quelli artistici, evitando ulteriori danni al ROSSINI mons. ANGELOduomo”.

Macché. In quel comportamento sicuramente irrispettoso dell’autorità ecclesiastica, se non proprio blasfemo, c’erano i primi segnali di protesta nei confronti della Santa Sede per la mancata nomina di un vescovo residenziale, dopo la morte di Mons. Angelo Rossini avvenuta nel 1965 (dal 1966 al 1968 la diocesi era stata amministrata da Mons. Angelo Raimondo Verardo, che non era vescovo). Protesta che poi ebbe modo di inasprirsi ulteriormente, come cercherò di raccontare.

© Sigismondo Nastri

 

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categoria:storia
martedì, 28 ottobre 2008

LA STORIA, LA CULTURA, LE TRADIZIONI DI TRAMONTI IN UN LIBRO CHE SARA’ PRESENTATO  VENERDI’ ALLE ORE 16

 

La storia, l’arte, le tradizioni, i costumi di Tramonti raccontati in un libro. Finalmente! Era ora che si cominciasse a prestare attenzione anche a quei luoghi del territorio amalfitano  meno famosi e meno frequentati dagli studiosi. Ha posto riparo a questa lacuna il Centro di cultura e storia amalfitana, aderendo a una sollecitazione forte del Comune. Ne è venuto fuori, così mi dicono, un testo corposo, realizzato a più mani, di alto valore scientifico. Titolo quanto mai appropriato: “Tramonti la terra operosa – Casali, pievi, uomini eTramonti libro poderi: le matrici della vita rurale in Costa d’Amalfi”. Esso sarà presentato venerdì 31 ottobre, alle ore sedici, nell’aula consiliare del Municipio di Tramonti. Dopo i rituali saluti del sindaco, Armando Imperato, e del presidente del Centro di cultura e storia amalfitana, Ezio Falcone, prenderanno la parola Francesco Barra e Giuseppe Cirillo, docenti nell’ateneo salernitano, il pittore Mario Carotenuto, che è nato qui ed è ancora legatissimo a questa terra, Guido Carotenuto, docente di letteratura greca e latina, altro tramontano emerito.

Tornando al libro, esso restituisce “aspetti inediti o poco considerati di storia, di cultura e di economia che evidenziano linee di tendenza lungo le quali potrà in futuro esercitarsi chi vorrà (mi auguro proprio che siano in tanti) approfondire qualcuno dei molti temi specifici emergenti dall’analisi condotta nei vari ambiti disciplinari”.

Tramonti costituisce, infatti, “l’unico valico naturale che nei secoli ha messo in comunicazione la zona costiera con l’entroterra, permettendo attivi scambi commerciali e una notevole mobilità della forza lavoro. Dal punto di vista altimetrico il territorio si configura come appartenente alla fascia montana e offre, perciò, un volto raro della Costiera, mostrando un modello insediativo che, con le sue tredici frazioni, rivela la genesi dell’insediamento antropico, che affonda le radici nella vocazione agricola dei suoi abitanti, e un’antichità di frequentazione, attestata senza soluzione di continuità a partire dall’Età del Bronzo, non sempre riscontrabile negli altri centri della Costiera. Tali elementi, in uno con la componente economica rappresentata dalla silvicoltura e dalle attività legate alla lavorazione del legname, hanno favorito il fiorire di attività specializzate, esclusive del luogo”.

In occasione della presentazione del libro sarà allestita una rassegna espositiva dal titolo “L’araldica di Tramonti. I segni di una nobiltà operosa” a cura di Tramonti mostraAgostino Ferraiuolo, che si è dedicato a lunghe e meticolose ricerche storiche e documentarie per il recupero e la “ricostruzione” degli stemmi araldici di antiche famiglie del luogo – ne cito solo alcune: Baccari, Caccavo, Celentano, Cito, Fontanella, Giordano, Guerritore, Palumbo, Pisano, Staibano - attraverso la “lettura” di pitture, filigrane, lapidi, pianete o altri manufatti.  Un lavoro veramente prezioso e degno del più sincero apprezzamento, come avrà modo di sottolineare Donato Sarno nel suo intervento.

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martedì, 28 ottobre 2008

IL PREMIO ROSSELLINI A MAIORI, UNA SERATA DI FESTA (SENZA POLITICI E SENZA PORTABORSE)

 

La serata conclusiva del Premio Rossellini, al Centro congressi dell’hotel Pietra di Luna, a Maiori, è stata - per così dire - una festa di famiglia. Con gli organizzatori - Gigino Ferrara, presidente dell’associazione Maiori Film Festival, Renzo Rossellini, Bruno D’Annunzio, Giovanna Dell’Isola, Michela Ruggiero, Giancarlo Barela, Piero Cantarella -, c’erano i premiati, il pubblico, non foltissimo (il paese sostanzialmente assente, com’è assente rispetto a ogni iniziativa culturale), ma qualificato e attento alle problematiche affrontate dalla manifestazione in questa nona edizione. E i rappresentanti delle istituzioni – Regione, Provincia, Comune –, che pure ne sono i… patrocinatori? Totalmente assenti. Tanto che mi veniva l’idea di lanciare un appello a “Chi l’ha visto?” per scoprire dove fossero. Come se la cosa non li riguardasse. Un’assenza che non può passare sotto silenzio. Tanto più che il Premio Rossellini era incentrato  su un tema di scottante attualità:  la promozione e la tutela dei diritti dei bambini.

Ma forse la… latitanza di politici, portaborse, pubblici amministratori ha consentito alla cerimonia di mettere da parte ogni sorta di retorica e di svolgersi in maniera spontanea, vivace, anche allegra, grazie alla presenza degli alunni di prima media dell’istituto comprensivo “Staibano”, che si sono rivisti in un loro filmato, prodotto sotto la guida di Renzo Rossellini, che li ha introdotti con le sue lezioni alle tecniche di ripresa; dei “ragazzi dei tombini” di Bucarest, protagonisti del film “Pa-ra-da” di Marco Pontecorvo, che il regista ha voluto con sé in questa circostanza; e dei giovani attori della compagnia dei Muratori di Positano messa su da Gianmaria Talamo, fine presentatore della serata, che hanno sbeffeggiato a modo loro, alternandosi in una serie di monologhi, la camorra e i camorristi.

Oltre che a “Pa-ra-da”, che si occupa di un gruppo di bambini che vivono da straccioni, come randagi, e dormono nel sottosuolo di Bucarest, dedicandosi a furti, accattonaggio, prostituzione, e del loro singolare rapporto con un clown, il Premio Rossellini è stato assegnato a Matteo Garrone per “Gomorra”, che ha trasferito sullo schermo l’omonimo libro di Roberto Saviano: resoconto crudele di un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra. Ha ritirato la targa, che riproduce il volto di Roberto Rossellini, tratto da una caricatura di Federico Fellini, Maria Nazionale, cantante di successo, che, impegnata in un ruolo difficile e delicato, ha rivelato proprio in questo film di essere un’attrice di notevole spessore.

Importante e di grande significato il riconoscimento attribuito alla Polizia delle Comunicazioni, rappresentata dal suo direttore, Domenico Vulpiani,  per la lotta alla pedofilia online, sia attraverso cortometraggi e spot, sia con la creazione di un apposito Centro di contrasto, del quale è responsabile il vice questore aggiunto Elvira D’Amato, maiorese, e a Paolo Santolini e Fabrizio Lazzaretti per il documentario “Domani torno a casa” che mostra, in maniera cruda quanto efficace, l’intensa attività di Emergency, l’associazione umanitaria creata da Gino Strada, nella martoriata terra afghana e in Sudan.

La targa destinata alla “Jornada Internacional do Cinema de Bahia”, una delle più importanti rassegne cinematografiche brasiliane, che s’è sempre ispirata al Neorealismo e a Roberto Rossellini, è stato ritirata dal direttore generale Guido Araujo e dalla coordinatrice esecutiva Nella B. Pracuch. Araujo ha confessato che, da ragazzo, si è appassionato al cinema dopo aver assistito alla proiezione di “Roma città aperta” e “Paisà”.

Renzo Rossellini, nume tutelare del Premio Roberto Rossellini@Maiori, ha annunciato che la prossima edizione avrà come tema “Il cinema al femminile”.

Sigismondo Nastri

 

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categoria:diario
lunedì, 27 ottobre 2008

I NOVANTANOVE ANNI DELLA SIGNORA LINA CONFALONE

 

Circondata dai figli Angelo, Riccardo, Maria Franca, Claudio, coccolata da uno stuolo di nipoti e pronipoti, la signora AngelaAngela Confalone (Lina) Confalone vedova Tajani  ha festeggiato i suoi novantanove anni a Milano, a casa di Riccardo, soffiando sulle rituali candeline: solo due, affiancate, a forma di 9, altrimenti la torta non le avrebbe potuto contenere.

Nel ricordo dell’amicizia profonda che legava le nostre famiglie (donna Checchina, donna Titina, Lello… richiamano il mondo della mia infanzia e della mia prima giovinezza, trascorsa ad Amalfi nella Valle dei Mulini), desidero far pervenire alla signora Lina i più vivi rallegramenti e i più affettuosi auguri.

Sigismondo

 

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categoria:diario
domenica, 26 ottobre 2008

PRENDILI A CALCI

 

Italia mia, sei bella e sei puttana

- non terra di province ma bordello

per dirla col poeta – e non ti neghi

neppure a chi t’offende e t’aggredisce,

brucia i tuoi boschi, inquina le tue acque

e ti avvelena l’aria.

 

Prendili a calci con il tuo stivale,

grida il tuo no (sonante pure quello)

a mestatori, ladri, camorristi,

politici d’assalto, mafiosi,

palazzinari, sofisticatori,

gente di malaffare.

 

Italia mia, sarai più rispettata.

 

                                      © Sigismondo Nastri

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categoria:poesia
venerdì, 24 ottobre 2008

MAIORI, IL RICORDO TERRIBILE DELL’ALLUVIONE DEL 24-25 OTTOBRE 1954

 

Domattina, sabato, alle ore 4,05 - me lo ricorda cortesemente l’amico e collega Alfonso Bottone -, la rubrica di storia “Il calendario degli italiani”, che Radiouno-Rai manda in onda ogni giorno, sarà dedicata all’alluvione che, cinquantaquattro anni fa, causò lutti e rovine a Maiori, Minori, Vietri sul Mare, Salerno.

Quella mattina del 25 ottobre 1954, giovane (e inesperto) corrispondente di provincia, mi trovai catapultato sul luogo che mostrava, più che altrove, almeno per ciò che riguarda la Costiera, i segni della tragedia consumatasi nel cuore della notte. La sera precedente ero stato ad assistere a una movimentata seduta del consiglio comunale ad Amalfi, protrattasi fino a ora tarda. Pioveva a dirotto. Arrivai a casa – abitavo nella Valle dei Mulini – inzuppato come un pulcino appena nato. Forse per l’acqua che batteva sui vetri delle finestre, per il rimbombo dei tuoni, dormii poco. Uscii di casa all’alba e, appena arrivato in piazza, seppi che “un’alluvione aveva distrutto Maiori”. Non persi tempo. Montai a bordo di un camioncino che stava caricando  pane da portare a quella sventurata popolazione. Si stava già  mettendo in moto l’opera di soccorso, coordinata dal sindaco di Amalfi, Francesco Amodio, e da mons. Mario Di Lieto, delegato della Pontificia Opera di Assistenza. L’automezzo, sul quale avevo preso posto, dovette fermarsi a Minori. Non c’era possibilità di proseguire in quell’immenso mare di detriti e fango.

A Maiori ci arrivai a piedi, con fatica. Guardai in giro e mi venne da piangere. Vidi i cadaveri recuperati tra le macerie, assistetti alla ricerca affannosa di poveri corpi straziati, cercai di raccogliere delle testimonianze; poi, tornato ad Amalfi, corsi a telefonare al giornale di cui ero corrispondente da poco: “Il Il MezzogiornoMezzogiorno”, quotidiano napoletano diretto da Alberto Consiglio. Si trattò, anche in questo caso, di un’impresa difficile perché le linee erano sovraccariche, disturbate o addirittura guaste. L’indomani, in prima pagina, mi trovai citato nel servizio firmato da Franco Bellomi: “Una drammatica telefonata continuamente interrotta – aveva scritto – ci è pervenuta dal nostro corrispondente Sigismondo Nastri, il quale ha potuto con molte difficoltà fornirci altri particolari sul disastro. A Maiori e Minori si registrano ingentissimi danni, mentre nulla è dato sapere sull’entità deiMezzogiorno danni e delle eventuali vittime a Tramonti, a causa dell’interruzione delle comunicazioni. A Maiori la furia delle acque ha distrutto il corso Reginna, abbattendo tutti i palazzi. Dai primi accertamenti, effettuati dalle squadre specializzate, si contano 15 vittime che sono state allineate nella Cappella della Chiesa Madre. Si suppone inoltre che molti altri cadaveri siano rimasti sotto le maceria…”.

Alla fine i morti furono 54: tre a Minori, 37 a Maiori, 14 a Tramonti.Maiori_alluvione del 1954

L’immagine del corso Reginna, che presento qui, documenta lo scenario di quella terribile mattina. La foto, inedita, fu scattata da un bravo fotografo dilettante, il cavaliere Giulio Bianchi, direttore del dazio ad Amalfi.

© Sigismondo Nastri

 

 

 

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categoria:storia
martedì, 21 ottobre 2008

ELVIRA D’AMATO, LA MAIORESE CHE DA’ LA CACCIA AI PEDOFILI SUL WEB

 

Su Panorama (n. 35 del 28 agosto 2008) un servizio di Bianca Stancanelli si occupa di poliziotte in carriera: di quelle donne – intelligenti, preparate, coraggiose – che hanno scelto di realizzarsi professionalmente indossando la divisa della Polizia di Stato, e che stanno ormai raggiungendo, con pieno merito, posizioni di vertice. Una di esse è la maiorese Elvira D’Amato, vice questore aggiunto della Polizia postale, che dirige il Cncpo, inaugurato il 1° febbraio 2008. Sulla scia di Maria Rosaria Maiorino, amalfitana, prima donna in Italia divenuta questore, ecco un’altra nostra conterranea che si sta facendo onore - e sta facendo onore al territorio dal quale proviene, Maiori, la Costa d’Amalfi -, impegnata oltretutto in un settore molto delicato. «In un modernissimo complesso quasi di fronte all’ingresso di Cinecittà – scrive la Stancanelli -, negli uffici tutti computer e schermi trasparenti dove ha sede il Cncpo (Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online), è una donna, Elvira D’Amato  Elvira D  (la foto è tratta da Panorama), a dirigere la squadra di segugi che cerca nel web gli orchi dei tempi moderni. Dieci anni fa, quando, alla vigilia delle partite, si presentava alla stazione Termini come funzionario della Polfer per tenere a bada le squadre di ultras, i più spiritosi le cantavano: "E meno male che c’è la rossa…". Oggi i criminali cui dà la caccia non possono vederla in faccia. E la sua soddisfazione maggiore è aver tessuto una rete di collaborazione con polizie di tutto il mondo: "Il fenomeno della pedofilia online è globale: i flussi finanziari si muovono da un paese all’altro e l’identificazione delle vittime, che è ormai il nostro primo obiettivo, va fatta a livello internazionale".

 

Una delle indagini di cui Elvira D’Amato va più fiera è nata in Australia, rimbalzata in Belgio, conclusa in Italia con l’arresto di un produttore di materiale pedopornografico, un italiano di Ferrara che aveva basi dagli Usa all’Ucraina ed era stato chiamato a Bruxelles da un genitore che gli aveva chiesto di filmare le sue due bambine. "E’ stato appena condannato a dieci anni di carcere. Solo che, nel nostro mestiere, non bisogna mai accontentarsi. Quando vedi certe immagini sul computer, nessun traguardo ti basta più"».

Complimenti vivissimi, dottoressa D’Amato, e… ad maiora!

 

 

 

 

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categoria:personaggi
lunedì, 20 ottobre 2008

                                                LL’ARIA D’ ‘A MATINA

 

Che bella cosa è ll’aria d’ ’a matina

ca se respira primma ’e spuntà’ ’o sole,

cuccàte ’ncopp’ a ll’èvera addiròsa

sott’ ’a chianta sciurùta d’ ’e limone.

 

Cade na fronna, scellèa n’ auciello,

pare ca tutto ’o munno se sta zitto.

Me piace assaje ’e leggere nu libbro

cu stu silenzio ca me scarfa ’o core.

 

Aggiu penzato ca, si esce ’o viento,

piglio ’a cumeta e, comme a nu nennìllo,

sgravoglio ’o filo e ’a faccio saglì’ ’ncielo

mannànnela a vulà’ pe’ ’st’aria fina.

 

                      © Sigismondo Nastri

 

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categoria:poesia