domenica, 30 novembre 2008

AUGURI A TUTTI GLI ANDREA. E A TUTTI GLI AMALFITANI SPARSI NEL MONDO

amalfi piazzaOggi, 30 novembre, ricorre la festa di sant'Andrea. Festa grande ad Amalfi, dove si concludono le celebrazioni dell'ottavo centenario della traslazione, da Costantinopoli, del corpo dell'apostolo "primo chiamato", che qui è custodito, e venerato profondamente, nella cripta della cattedrale.

Auguri a quanti ne portano il nome: a mio fratello, innanzitutto, e a tutti gli altri (sono tanti - Andrea, Andreina - che mi riesce difficile elencarli ).

E auguri agli amalfitani sparsi nei cinque continenti, per i quali la festività odierna rappresenta un legame forte e indissolubile con la terra d'origine.

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sabato, 29 novembre 2008

ACCADDE NEL 1971, QUANDO AMALFI NON VOLEVA DIVENTARE UNA DIOCESI DI SERIE B

 

L’arcidiocesi di Amalfi era rimasta senza un vescovo residenziale dopo la ROSSINI mons. ANGELOmorte di mons. Angelo Rossini il 5 ottobre 1965. La Santa Sede sopperì a questa mancanza, nel 1966, inviando un amministratore apostolico: il domenicano mons. Angelo Raimondo Verardo e, dopo la nomina di questi a vescovo di Ventimiglia, nel 1968, mons. Jolando Nuzzi, vescovo di Campagna, poi trasferito a Nocera. Ad Amalfi, all’inizio del 1971, cresceva la preoccupazione: si sapeva che il Vaticano stava riesaminando l’assetto di tutte le diocesi con l’intenzione di abolire quelle che non arrivavano a centomila anime. Quindi, anche la nostra.

Il Consiglio presbiteriale e il Capitolo Cattedrale, riuniti in assemblea, manifestarono, con un telegramma,  «il profondo rammarico per mancata provvista arcivescovo residenziale anche Archidiocesi amalfitana, in grave disagio per ormai lunga amministrazione apostolica». C’era stato il salvataggio di Acerenza, dove era stato nominato un nuovo vescovo. Perché non poteva avvenire la stessa cosa per Amalfi?

Si diede vita a un comitato diocesano, composto dall'onorevole Francesco Amodio, massimo esponente del territorio a livello istituzionale e politico, dai sindaci, e dai rappresentanti del Capitolo Cattedrale, del Consiglio presbiteriale, dei Consigli pastorali, dell’Azione Cattolica, e finanche delle aziende di soggiorno e turismo (la commistione tra fede e turismo, ahimé, è un dato permanente, come dimostrano le feste patronali). Un ordine del giorno si fece interprete – scrisse Filippo Jovieno sul Roma, in data 20 aprile – «del turbamento e della delusione che ha preso tutti, essendo l’Archidiocesi di Amalfi ancora priva del suo Vescovo, pur vantando una tradizione gloriosa e ultramillenaria collegata ai grandi avvenimenti della storia e della cristianità».

La situazione cominciò a degenerare l’8 maggio, dopo la funzione in cattedrale, nella ricorrenza della traslazione del corpo di sant’Andrea da Costantinopoli ad Amalfi. «La statua del Santo Patrono – cito Il Mattino del 9 maggio – era giunta, seguita dai fedeli, al limite dell’atrio per la rituale benedizione, quando all’improvviso i portatori hanno preso a discendere la scalea dando inizio, senza la presenza del clero, ad una processione per le vie cittadine. Molta gente con cartelli si è posta davanti alla statua. Vi si leggevano frasi come "L’apostolo Andrea invoca dal fratello Pietro il vescovo residenziale ad Amalfi", "I comuni della costiera vogliono il loro proprio pastore", "Il popolo della costiera non permetterà mai l’unione della diocesi di Amalfi con quella di Nocera"». Si temeva che questo potesse verificarsi proprio in conseguenza del trasferimento di monsignor Nuzzi, amministratore apostolico di Amalfi, dalla sede vescovile di Campagna a quella di Nocera dei Pagani, avvenuto nel mese di gennaio.

«Ad Amalfi hanno letteralmente perduto la bussola» fu il commento di Niccolò D’Amico sul Roma dell’11 maggio. «Manifesti, cortei, cartelli e striscioni. Ma era una processione religiosa oppure un comizio di metallurgici in sciopero? L’effetto, in verità, era molto strano. Ma sembra che di stranezze siano disposti a farne anche altre, nel tentativo di scongiurare il pericolo del vescovo a… mezzadria».

Sul Mattino del 20 maggio Luigi de Stefano riferì che il sindaco di Amalfi, avvocato Costantino Porpora, e quello di Atrani, professore Andrea Di Benedetto, s’erano fatti portavoce presso monsignor Gaetano Pollio, arcivescovo primate di Salerno, della «profonda amarezza dei cittadini della Costiera per l’inspiegabile silenzio con cui continuano ad essere accolte le numerose istanze da parte della Sacra Congregazione dei Vescovi, della Segreteria di Stato e della presidenza della CEI». Se proprio ci doveva essere un accorpamento con altra diocesi - gli avevano detto -, sarebbe stato più idoneo farlo con quella di Cava de’ Tirreni «non solo perché le rispettive popolazioni sono egualmente interessate al fenomeno turistico, per cui hanno in comune problemi sia economici che pastorali, ma anche perché le due città hanno da tempo in comune la Tenenza dei Carabinieri, la Circoscrizione didattica, quella sanitaria e politicamente appartengono anche allo stesso collegio senatoriale».

Il 30 maggio, festa della Pentecoste, la cattedrale di Amalfi rimase quasi deserta durante la messa vespertina. «I fedeli – leggo nella cronaca di Luigi de Stefano sul Mattino del 4 giugno – sono restati all’esterno, sistemati sulla maestosa scalea del Duomo facendo mostra di vistosi cartelli… E’ stata questa la terza manifestazione pubblica, dopo le petizioni, le suppliche, le richieste inviate alla Santa Sede… All’ora stabilita per la S. Messa che doveva essere celebrata dall’Amministratore Apostolico mons. Jolando Nuzzi, attuale Vescovo di Nocera dei Pagani, la folla ha invaso l’atrio del Duomo che il Presule avrebbe dovuto attraversare per raggiungere la Cattedrale. Vi sono stati dei momenti di incertezza, nel timore che la manifestazione avesse potuto degenerare, ma, alla fine, mons. Nuzzi ha potuto entrare nel Duomo garantito, del resto, anche dalla presenza della forza pubblica». Un servizio sull’Unità dell’8 giugno, firmato da Felice Piemontese, andò oltre: «A una riunione della Conferenza episcopale regionale a Scala si presentano alcune decine di amalfitani con innocui cartelli richiedenti la nomina del vescovo. Intervengono in forze i carabinieri che, con le armi spianate (circostanza confermataci da numerosi testimoni) allontanavano i manifestanti, strappavano i cartelli. Dopo questo episodio il Capitolo metropolitano, l’organismo in cui sono NUZZI S.E. Mons. JOLANDOpresenti i vari preti della zona, chiede senz’altro (anche se “umilmente e rispettosamente”) che mons. Nuzzi si dimetta da amministratore apostolico. Il monsignore si guarda bene dall’accogliere la richiesta… In una successiva riunione il Capitolo suggerisce al Nuzzi di rinunziare a celebrare in cattedrale i riti di Pentecoste “onde evitare ulteriore inasprimento degli animi”. Il monsignore, naturalmente, si presenta. La gente, allora, si rifiuta di entrare in chiesa, i coristi della ‘Schola Cantorum’ si rifiutano di cantare, l’organista di suonare. Quando il vescovo appare davanti alla cattedrale, circondato da un nugolo di carabinieri, dalla folla si levano fischi e grida. I carabinieri intervengono per allontanare i contestatori, volano verso Nuzzi ortaggi di varia natura, c’è notevole trambusto. Alla fine si saprà che una cinquantina di persone sono state denunziate, non si sa bene per quali reati. Misura, questa, che non serve certo a calmare gli animi piuttosto sovreccitati di molti amalfitani».

Sull’episodio il Capitolo metropolitano si precipitò a emanare un comunicato col quale espresse «tutta la sua profonda deplorazione, non disgiunta da vivo dolore, per l’offesa derivata alla dignità episcopale», sostenendo però «che gli eccessi della manifestazione trovano una spiegazione nell’atteggiamento dell’amministratore apostolico, monsignor Jolando Nuzzi (sic!)». Nessuna solidarietà, quindi, al presule.

Felice Piemontese, nel suo articolo, attaccava duramente l’amministratore apostolico,  e non solo per le temute trame, tese a unificare le due diocesi: «Pare, ad esempio, che per qualche antiquario amico del monsignore sia diventato straordinariamente facile fare affari d’oro: antichissimi e preziosi organi, artistiche cancellate, urne cinerarie, dipinti, sono presi dalle chiese, pagati poche centinaia di migliaia di lire e rivenduti subito dopo per milioni». Accusa ripresa pari pari da Giuseppe Liuccio sull’Avanti dell’11 giugno: «si dice che monsignor Jolando Nuzzi abbia una particolare predilezione per gli antiquari, una vocazione poco attinente alla cura d’anime se è vero che avrebbe a che fare con la vendita di urne cinerarie, inginocchiatoi, pregevoli cori e artistiche cancellate che avrebbero abbandonato il silenzio mistico delle antiche chiese della costiera amalfitana per il mondo più prosaico ma più redditizio del commercio dei rigattieri». Accusa, comunque, formulata sempre col verbo coniugato al condizionale, secondo un consolidato stile giornalistico. Con l’entrata in campo dell’Unità, organo del partito comunista, e dell’Avanti, quotidiano del partito socialista, una questione di chiesa si trasformò in questione politica.

Mons. Nuzzi peccò  di leggerezza nel segnalare ai parroci l’antiquario (o rigattiere), autorizzandoli a cedere cose vecchie. Non credo, però, che intendesse svuotare le chiese da pezzi d’antiquariato. Può darsi che sia stato frainteso. O no? Qualcosa certamente andò storto, se qualcuno diede mano a smontare balaustre o antichi cori.

Nel “rileggere” oggi la vicenda, che comunque non ci fa onore, mi sembra di capire che a spargere benzina sul fuoco,  con la pesante interferenza di certi ambienti  locali,  sia stato proprio il Consiglio pastorale facendo circolare, qualche giorno prima, un volantino, nel quale si accennava persino a una frattura creatasi all’interno del clero. Si  riteneva, infatti, che mons. Nuzzi stesse spingendo per l’accorpamento della diocesi di Amalfi a quella Nocerina. “Si può affermare, senza offesa  di offendere la verità – si domandava il documento del Consiglio pastorale -, che un vescovo sia in grado di esercitare efficacemente i suoi compiti pastorali in una diocesi che comprenda la Costiera amalfitana e l’Agro Nocerino? E che possa provvedere, nel modo più perfetto possibile, alla salvezza dei fedeli di queste due ampie, eppur distanti Diocesi, che tra l’altro sono separate dai monti? E che, preposto a questa porzione del popolo di Dio, di cui egli è il pastore, in nome del Signore possa esercitare in pieno la sua triplice funzione quale è quella dell’insegnamento e della santificazione e del governo?”.

L’anno seguente (1972) l'arcidiocesi di Amalfi fu unita “in persona episcopi” (mons. Alfredo Vozzi, che al titolo di vescovo di Cava aggiunse quello di arcivescovo di Amalfi, fino al 1982; poi, mons. Ferdinando Palatucci, già vescovo di Lamezia Terme) alla diocesi di Cava de' Tirreni. Nel 1986 entrambe furono fuse nella nuova arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni (guidata ancora da mons. Palatucci, fino al 1990). La conclusione di questa pagina di storia amalfitana (ricostruita dai giornali dell'epoca:  la affido ai ricercatori di professione perché possa essere approfondita, corretta e integrata attraverso l'esame di documenti ufficiali) ricalca quella delle vecchie favole per bambini: "tutti felici e contenti". Compreso, credo,  mons. Nuzzi, liberatosi (con le dimissioni) da un ambiente che lo aveva accolto con diffidenza già dal primo giorno del suo ministero.

© Sigismondo Nastri

 

 

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venerdì, 28 novembre 2008

“SCIOPERO IN PARADISO”, IL BEL LIBRO DI TERESA GRIMALDI

 

“Sciopero in Paradiso” è il titolo del libro di Teresa Grimaldi (la moglie del mio amico Bonaventura Savo, libraio ad Amalfi). Me lo ha regalato l’autrice con una singolarissima frase (della quale le sono molto grato): “Al caro Sigismondo che ha nel cuore mia madre mentre nel mio c’è il suo indimenticabile papà Antonio”. Alla mamma di Teresa, la mitica Gemma, pioniera e maestra ineguagliata della ristorazione ad Amalfi (il suo ristorante è consegnato  ormai alla storia della città), ho dedicato una poesia - Gemma, riggina d’ ‘a cucina -, che è in questo stesso blog. Quanto a Teresa, so che mio padre la stimava moltissimo e lei gli era molto affezionata. Del resto, il rapporto tra le famiglie è di antica data. Il papà di Gemma, mastro Camillo, era il padrino di cresima di mio padre.

Teresa ha speso una vita nella scuola, come maestra. Quando è giunto il momento della pensione, i colleghi hanno voluto mettere insieme certi suoi testi – commedie soprattutto, ma anche poesie – e pubblicarli. Cose che lei aveva scritto per gli alunni, destinate alla rappresentazione in ambito scolastico. Che consentivano ai ragazzi, anche ai più timidi, di affinare le capacità di comunicazione, di socializzare, di accrescere il proprio bagaglio culturale. Che non può prescindere dalla conoscenza della nostra “lingua madre”, intendo dire quella napoletana, che ha tra i suoi massimi esponenti Salvatore di Giacomo e Ferdinando Russo.

Il libro contiene dodici commedie, alcune destinate ad essere messe in scena in occasione delle festività di fine anno. Cito: Un Natale favoloso (favola sceneggiata), L’eredità (commedia in due atti), Un Natale francescano  (rappresentazione scenica in quattro atti e un prologo), Sciopero in paradiso (recita natalizia in due quadri e un prologo)  – che dà titolo alla raccolta -, Dal giardino alla grotta (vale a dire, dalla mela di Adamo e Eva al Messia, passando per Noè, Abramo, Mosè ecc.); le altre comunque legate a circostanze offerte dalla scuola: Mamma ce so’ li turche a la marina (racconto fantastico in un atto e prologo), Chesto succede a Napule (commedia in due atti e un prologo), La vita è bella (farsa in due tempi), ‘E figlie d’ ‘o Rre (favola sceneggiata), Le ragioni del lupo (favola sceneggiata, che s’ispira  a Cappuccetto rosso), Il viaggio di S. Andrea (rappresentazione in cinque quadri, un prologo  e un epilogo. Il viaggio, facile comprenderlo, è quello dell’apostolo “primo chiamato” le cui spoglie mortali riposano da ottocento anni nella cattedrale di Amalfi), Pollicino!... mai più (sketc). Sono lavori che hanno un chiaro intento didattico. Divertenti, vivaci nella costruzione delle scene, nel ritmo della narrazione, nel modo di proporsi al pubblico. Da essi emerge la elevata cultura della Grimaldi, la sua competenza linguistica (cosa non comune ai tempi d’oggi: ormai il napoletano pochi lo parlano, quasi nessuno – penso agli autori di canzoni - lo sa scrivere), oltre che delle tecniche proprie del teatro. Varrebbe la pena di proporli anche a un pubblico adulto, fuori delle aule scolastiche. E’ una segnalazione che faccio alle compagnie teatrali amatoriali (se ancora ce ne sono) che operano sul territorio.

Poi ci sono le poesie: alcune riferite al Natale o alla Pasqua, altre a luoghi (‘O Schiato, ad esempio, che è il torrente di Furore, paese dove Teresa ha insegnato per molti anni), alla natura (‘O limone, ‘O piennolo, L’ulivo, ecc.), o ispirate dai sentimenti (la festa del papà o della mamma), per finire con una preghiera.

In prossimità ormai del Natale, sperando che in tutte le case, piccolo o grande, si stia allestendo un presepe (lasciamo stare gli alberi…), mi piace riportare qui una lirica di Teresa – ‘Annanz’ ‘o Presebbio -  che descrive proprio l’atmosfera di questi giorni: “Sempe, A Natale, me ‘ncanto / a guardà’ ‘o nonno / ca fa ‘o prësebbio, / chianu chiano, lentu lento, / mette ‘e muntagne / fa ‘na bella grutticella, / ce sta ‘o carro chino ‘e vino / e tante pecorelle / po’ mette ll’acqua / dint’ ‘a ‘na tazzulella, / e llà ce penz’ i’ / a mettrere ‘na paparella. / Po’, ‘ncopp’ ‘a grotta / ce sistema ‘na stella lucente, / ‘nu mumento primma c’arriva / chillu Bambeniello Santo. / Che gioia a llo guardà’, / nun me stanco maje, / e ogni tanto ce dico pure / “Gesù te voglio bene assale!”.

Che il Natale sia veramente un momento di letizia per tutti.

Sigismondo Nastri

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venerdì, 28 novembre 2008

LA BIBLIOTECA DI GAETANO AFELTRA APPRODA A RAVELLO

 

Non metto lingua (per usare un’espressione cara a Pappagone) nella decisione di Maddalena Afeltra, annunciata in questi giorni dai media, di DE MASI DOMENICOaffidare il ricco patrimonio librario del padre alla Fondazione Ravello. Ci mancherebbe altro! La figlia del nostro amato don Gaetano non deve dar conto a chicchessia. D’altra parte, è innegabile il prestigio della istituzione presieduta da Domenico De Masi, grazie alla quale Ravello è divenuta un polo di attrazione culturale – lo sarà ancora di più con l’Auditorium e con un utilizzo intelligente di Villa Episcopio – che non ha riscontri in Costiera. E non solo.

AFELTRA GAETANOMi fa piacere che la biblioteca di Gaetano Afeltra – ventimila volumi, se ho letto bene - trovi, comunque, una collocazione degna nella sua terra, in questa Costiera alla quale egli ha dedicato tante belle pagine della sua attività di scrittore (e tanta attenzione da giornalista, dando spazio – su Corriere della sera, Corriere d’informazione, Il Giornale – alle vicende più importanti riferite al nostro/suo territorio).

Amalfi, Mostra Afeltra 3, 1.7.2006Ricordo che, dopo la scomparsa di don Gaetano, Maddalena, da Milano, mi fece sapere che avrebbe voluto donare i libri del padre ad Amalfi. Segnalai la cosa a chi di dovere e credo di averne dato pure notizia sul Salernitano. So che poi ci sono stati contatti diretti. Erano bene avviati il 1° luglio 2006, quando negli Arsenali della Repubblica, a iniziativa del Comune e del Centro di cultura e storia amalfitana,  rievocammo - Giovanni Russo, Ermanno Corsi, Giovanni Camelia, Luigi de Stefano e il sottoscritto -  la figura e l'opera del nostro illustre concittadino (e, se mi è consentito, amico) in concomitanza con l'inaugurazione di una mostra a lui dedicata. Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse le ragioni che hanno impedito alla “trattativa” di andare a buon fine.

Sigismondo Nastri

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giovedì, 27 novembre 2008

DOMENICA, A GETE DI TRAMONTI, SI DISCUTE DI “TINTORE” E TURISMO ENOGASTRONOMICO

 

Dal tintore, un vitigno antico, che ancora sopravvive nella zona di Tramonti (anzi vi prospera: poi spiego perché) si ricavava un vino così corposo, così scuro TRAMONTI Uva_Tintore(anche aspro, sentivo dire: allora non ne bevevo ancora) che ad Amalfi – il mio ricordo risale agli anni dell’adolescenza –, forse per invidia, forse solo per fare incazzare i tramontani, che erano permalosi,  si raccontava che veniva prodotto mettendo a bollire quei vecchi e neri cappelli di feltro che i montanari indossavano nelle giornate fredde dell’inverno. Si trattava, ovviamente, di una cattiveria, perché quel vino contadino, ottenuto pestando l’uva con i piedi nei tini, era molto richiesto e apprezzato nelle osterie che davano ristoro a vetturini (con rispettivi clienti) e carrettieri nel loro andirivieni da un capo all’altro della costiera. Una zuppiera fumante di stocco e patate, o di soffritto di maiale, non poteva che abbinarsi a una giara (più giare!)  di vino di Tramonti.

Il tintore è una varietà di aglianico particolarissima, che esiste solo qui, dove viene coltivata a piede franco. Si tratta, cioè, di vitigni impiantati prima che ci arrivasse dall’America la filossera, un afide che ha reso necessario rinnovare i vigneti un po’ dappertutto con l'impianto di una vite americana, resistente a questoTRAMONTI_Vite_storica_Tintore parassita, sulla quale si fa poi l'innesto.  Tanto particolare, e raro, il tintore, che non è inserito nel registro ufficiale delle varietà di viti esistenti in Italia.  A Tramonti vi sono delle viti spettacolari, con tronchi enormi e ramificazione estesa.

Mi faceva rabbia vedere, fino a qualche decennio fa, in tempo di vendemmia, file di camion in sosta lungo la strada del Chiunzi, sui quali venivano caricate casse e casse d’uva. Per essere vinificate chissà dove.

Oggi, per fortuna, la situazione è cambiata. Vi sono a Tramonti case vinicole (non metto i nomi per non essere accusato di fare pubblicità e per il timore di dimenticarne qualcuna) che si distinguono per serietà e per qualità del prodotto: vini di assoluto pregio, ottenuti con le ottime esclusive uve  locali. Addirittura v’è chi vinifica, e con successo, il tintore in purezza.

Alla luce di questa introduzione, mi sembra  superfluo aggiungere (ma lo aggiungo e lo sottolineo) che l’incontro promosso dall’Associazione Gete, in programma domenica 30 novembre, con inizio alle ore 10,30, è quanto mai stimolante. Esso prevede visite guidate ai vigneti più rappresentativi, una mostra-mercato dedicata alle arti e all’artigianato di Tramonti, una serie di degustazioni di prodotti tipici e vini “doc” del territorio.   

L’iniziativa, denominata Il Mosto che diventa Vino, patrocinata dalla Regione Campania, Assessorato all’Agricoltura, e dal Comune, prenderà il via con il “Il percorso degli Asceti” attraverso il paesaggio culturale di Gete, lungo il quale saranno allestiti il Mercatino del Biologico e la Mostra Mercato delle tipicità, delle arti e dei mestieri tramontini. Seguirà la visita ai vigneti centenari e alle grotte della zona alta di Gete. Contemporaneamente, nella Cappella Rupestre, risalente al secolo VIII, si svolgerà, a partire dalle 11.30, una tavola rotonda dal titolo “Il Tintore ed il turismo enogastronomico - La qualità delle produzioni vitivinicole della Costa d’Amalfi: salubrità, sicurezza, caratteristiche organolettiche e nutrizionali”. Interverranno rappresentanti della Regione, della Provincia e degli enti locali, insieme con viticoltori, produttori di Tramonti, esperti a livello nazionale di marketing e di enogastronomia, giornalisti del settore. 

Un unico appunto: la concomitanza con la festa di sant'Andrea ad Amalfi, che chiude le celebrazioni per l'ottavo centenario della traslazione del corpo dell'apostolo (addirittura con la partecipazione del Segretario di Stato del Santo Padre, Card. Tarcisio Bertone), dimostra ancora una volta che necessita un coordinamento tra le varie manifestazioni in Costiera. A scanso di sovrapposizioni, scomode, antipatiche e difficili da gestire. 

 

 

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sabato, 22 novembre 2008

ECCO (ripreso dall'Osservatore Romano) IL DISCORSO CHE IL SANTO PADRE, BENEDETTO XVI,  HA INDIRIZZATO AI FEDELI DELLA DIOCESI DI AMALFI-CAVA DE’ TIRRENI,  RICEVUTI STAMANE IN UDIENZA NELL'AULA PAOLO VI

 «Cari fratelli e sorelle!

Benvenuti nella casa del Successore di Pietro: vi accolgo con affetto e a tutti rivolgo il mio cordiale saluto. In primo luogo va al Pastore della vostra comunità ecclesiale, l'Arcivescovo Mons. Orazio Soricelli, al quale sono grato anche per le parole che mi ha Benedetto XVIrivolto a vostro nome. Saluto poi i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi, i religiosi e le religiose, i laici impegnati nelle varie attività pastorali, i giovani, la corale e gli ammalati con i volontari dell'UNITALSI. Saluto le Autorità civili, i Sindaci dei Comuni della Diocesi con i gonfaloni. Estendo infine il mio pensiero all'intera Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni, venuta a Roma in pellegrinaggio presso la tomba dell'apostolo Pietro con le venerate reliquie di sant'Andrea, vostro augusto Patrono, conservate sin dal secolo IV nella cripta della vostra Cattedrale. Anzi, questo pellegrinaggio si compie proprio nel nome dell'apostolo Andrea, in occasione dell'VIII Centenario della traslazione delle sue reliquie dalla grande Costantinopoli alla vostra città di Amalfi, piccola per dimensione ma grande anch'essa per la sua storia civile e religiosa, come ha ricordato poc'anzi il vostro Arcivescovo. Dinanzi a questo prezioso reliquiario ho potuto sostare in preghiera anch'io in occasione della festa di Sant'Andrea del 30 novembre 1996, e di quella visita conservo ancora grata memoria.

In tale ricorrenza ormai imminente, si concluderà questo anno giubilare con la Santa Messa celebrata nella vostra Cattedrale dal Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato. E' stato un anno singolare, che ha avuto il suo culmine nel solenne atto commemorativo dell'8 maggio scorso, presieduto dal Cardinale Walter Kasper quale mio Inviato speciale. Guardando all'esempio e ricorrendo all'intercessione di sant'Andrea, voi volete infatti ridare nuovo slancio alla vostra vocazione apostolica e missionaria, allargando le prospettive del vostro cuore alle attese di pace tra i popoli, intensificando la preghiera per l'unità tra tutti i cristiani. Vocazione, missione ed ecumenismo sono pertanto le tre parole-chiave che vi hanno orientato in questo impegno spirituale e pastorale, che oggi riceve dal Papa un incoraggiamento a proseguire con generosità ed entusiasmo. Sant'Andrea, il primo degli Apostoli ad essere chiamato da Gesù sulle rive del fiume Giordano (cfr Gv 1,35-40), vi aiuti a riscoprire sempre più l'importanza e l'urgenza di testimoniare il Vangelo in ogni ambito della società. Possa l'intera vostra comunità diocesana, ad imitazione della Chiesa delle origini, crescere nella fede e comunicare a tutti la speranza cristiana.

Cari fratelli e sorelle, questo nostro incontro avviene proprio alla vigilia della solennità di Cristo Re. Pertanto, vi invito a volgere lo sguardo del cuore al nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'universo. Nel volto del Pantocrator, noi riconosciamo, come affermava mirabilmente il Papa Paolo VI durante il Concilio Vaticano II, "Cristo, nostro principio! Cristo, nostra via e nostra guida! Cristo, nostra speranza e nostro termine!" (Discorso di apertura del II periodo, 29.9.1963). La Parola di Dio, che domani ascolteremo, ci ripeterà che il suo volto, rivelazione del mistero invisibile del Padre, è quello del Pastore buono, pronto a prendersi cura delle sue pecore disperse, a radunarle per farle pascolare e poi riposare al sicuro. Egli va in cerca con pazienza della pecora smarrita e cura quella malata (cfr Ez 34,11-12.15-17). Solo in Lui possiamo trovare quella pace che Egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue, prendendo su di sé i peccati del mondo e ottenendoci la riconciliazione.

La Parola di Dio ci ricorderà anche che il volto di Cristo, Re universale, è quello del giudice, perché Dio è al tempo stesso Pastore buono e misericordioso e Giudice giusto. In particolare, la pagina evangelica (Mt 25,31-46) ci presenterà il grande quadro del giudizio finale. In tale parabola il Figlio dell'uomo nella sua gloria, circondato dai suoi angeli, si comporta come il pastore, che separa le pecore dalle capre e pone i giusti alla sua destra e i reprobi alla sinistra. I giusti li invita ad entrare nell'eredità preparata da sempre per loro, mentre i reprobi li condanna al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per gli altri angeli ribelli. Decisivo è il criterio del giudizio. Questo criterio è l'amore, la carità concreta nei confronti del prossimo, in particolare dei "piccoli", delle persone in maggiore difficoltà: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Il re dichiara solennemente a tutti che ciò che hanno fatto, o non hanno fatto nei loro confronti, l'hanno fatto o non fatto a Lui stesso. Cioè Cristo si identifica con i suoi "fratelli più piccoli", e il giudizio finale sarà il rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita terrena.

Cari fratelli e sorelle, è questo ciò che interessa a Dio. A Lui non importa la regalità storica, ma vuole regnare nei cuori delle persone, e da lì sul mondo: Egli è re dell'universo intero, ma il punto critico, la zona dove il suo regno è a rischio, è il nostro cuore, perché lì Dio si incontra con la nostra libertà. Noi, e solo noi, possiamo impedirgli di regnare su noi stessi, e quindi possiamo porre ostacolo alla sua regalità sul mondo: sulla famiglia, sulla società, sulla storia. Noi uomini e donne abbiamo la facoltà di scegliere con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i suoi angeli oppure con il diavolo e con i suoi adepti, per usare lo stesso linguaggio del Vangelo. Sta a noi decidere se praticare la giustizia o l'iniquità, se abbracciare l'amore e il perdono o la vendetta e l'odio omicida. Da questo dipende la nostra salvezza personale, ma anche la salvezza del mondo. Ecco perché Gesù vuole associarci alla sua regalità; ecco perchè ci invita a collaborare all'avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di pace. Sta a noi rispondergli, non con le parole, ma con i fatti: scegliendo la via dell'amore fattivo e generoso verso il prossimo, noi permettiamo a Lui di estendere la sua signoria nel tempo e nello spazio. Vi aiuti sant'Andrea a rinnovare con coraggio la vostra decisione di appartenere a Cristo e di porvi al servizio del suo Regno di giustizia, di pace e di amore, e la Vergine Maria, Madre di Gesù nostro Re, protegga sempre le vostre comunità. Da parte mia, vi assicuro il ricordo nella preghiera mentre, ringraziandovi ancora per la vostra visita, di cuore tutti vi benedico.»

 

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categoria:diario
sabato, 22 novembre 2008

   Citazione

 

Sognai, e vidi che la vita è gioia; mi destai, e vidi che la vita è servizio. Servii, e vidi che nel servire c'è gioia. 

                                                                 Rabindranath Tagore 

                                                                                                  

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venerdì, 21 novembre 2008

MASSIMO BIGNARDI ALLA GUIDA DELLA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN BENI STORICO-ARTISTICI DELL'UNIVERSITA' DI SIENA

Seguo da molti anni l'attività professionale di Massimo Bignardi. Di lui apprezzo la cultura, l’intelligenza, la voglia di fare, non sempre condivisa e sostenuta da certi nostri ambienti. Ma… nemo propheta in patria, come ci hanno insegnato a scuola. Questa premessa mi serve per manifestare tutta la mia soddisfazione per la notizia appena giuntami: il Consiglio della Scuola di Specializzazione in Beni storico-artistici dell’Università degli Studi di Siena, nella seduta di martedì scorso, lo ha eletto nuovo direttore per il triennio 2008-2011.

Massimo, che a Siena è professore associato di Storia dell’arte contemporanea, dopo le esperienze d’insegnamento compiute, a partire dagli anni ottanta, nelle Accademie di Belle Arti di Reggio Calabria, Urbino, Milano (Brera) e Napoli, subentra nell’incarico a Giuseppe Cantelli, titolare della cattedra di Storia delle arti minori, e si pone nella scia del suo maestro, Enrico Crispolti, che ha guidato quella Scuola per quasi due decenni.

Ospitata nella Certosa di Pontignano, la Scuola di specializzazione in Beni storico-artistici dell’ateneo senese fu fondata nel 1977 da Giovanni Previtali. Da allora si è posta come laboratorio di ricerca e di formazione di nuove generazioni di storici dell’arte del passato e del presente: una formazione che si confronta proficuamente con esperienze di realtà professionali svariate, e, al tempo stesso, è misura di consapevolezza scientifica e di identità critica.

Rallegramenti vivissimi, carissimo Massimo, e auguri di buon lavoro!

 

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mercoledì, 19 novembre 2008

LA DIOCESI DI AMALFI-CAVA VA DAL PAPA

A conclusione delle Celebrazioni del VII Centenario della traslazione del Corpo dell'apostolo Sant'Andrea da Costantinopoli ad Amalfi,  il Santo Benedetto XVIPadre Benedetto XVI ha benevolmente concesso alla Diocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni una Udienza Particolare per sabato 22 novembre,  alle ore 12,00, nell’Aula Paolo VI.

Vi prenderanno parte  circa quattromila fedeli, accompagnati dall’Arcivescovo  Mons. Orazio Soricelli e dai sindaci di Amalfi e Cava de’ Tirreni, tutte le associazioni presenti sul territorio, il clero diocesano (*). Anche l’Unitalsi ha predisposto un  pullman  attrezzato per consentire ad ammalati e disabili di affrontare la trasferta a Roma.

(*) Una nota sul Mattino informava nei giorni scorsi che era stata invitata anche "la stampa". All'autore di questo blog nessuno ha detto niente (eppure, egli non sarebbe andato a sbafo: avrebbe regolarmente versato la propria quota). Forse c'è chi ritiene che - dopo aver... imbrattato per oltre cinquant'anni giornali e giornalini con le sue cronache dalla Costiera -, l'autore di questo blog sia ormai da... rottamare).

La conclusione ufficiale dell’Evento Centenario avverrà domenica 30 novembre alla presenza di S. Em.za il Cardinale Tarcisio BERTONE, Segretario di Stato Vaticano. Egli presiederà, nella Cattedrale di Amalfi, il solenne Pontificale che avrà inizio alle ore 18,00, con la partecipazione di tutti i sindaci del territorio e delle autorità civili e militari.

 

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martedì, 18 novembre 2008

IL CIPOLLOTTO NOCERINO, PRODOTTO DA VALORIZZARE. SE NE PARLERA’ DOMATTINA ALLA PROVINCIA

 

Il Cipollotto Nocerino ha ottenuto di recente la Dop  (Denominazione d’origine protetta). Per illustrare il “lungo lavoro” che ha portato all’assegnazione di detto Cipollotto nocerinomarchio, e delineare un piano d’intervento teso a incrementarne la produzione e favorirne la distribuzione sui mercati nazionali ed esteri, è stata indetta una conferenza stampa, da parte dell’apposito Consorzio. L’appuntamento è per domattina, mercoledì 19 novembre, alle ore 11, nella sala della Giunta a Palazzo sant’Agostino. Vi parteciperà il presidente della Provincia, Angelo Villani, insieme con l’assessore all’agricoltura, Corrado Martinangelo, e l’assessore alla pubblica istruzione, Pasquale Stanzione.

Chiaramente questa iniziativa sembra più seria e concreta di quella annunciata nei giorni scorsi dallo stesso assessore Martinangelo, a mio avviso non applicabile (in forza di quale disposizione di legge?), che vorrebbe imporre ai ristoratori, con apposita ordinanza, di far ricorso, nella loro attività, unicamente a prodotti del territorio salernitano.

Il piano d’intervento previsto per il Cipollotto Nocerino Dop sarà illustrato dal presidente del Consorzio di tutela, Giuseppe Bulleri, e dal coordinatore, Geppino Corazziere. Nel corso della conferenza stampa sarà inoltre presentato il libro “Il Cipollotto Nocerino – l’Ortaggio DOP più antico della Storia” scritto dallo stesso Bulleri e realizzato col contributo della Regione.

In Italia la coltivazione del cipollotto è concentrata in poche aree. Tra queste spicca la Valle del Sarno: per la estensione delle superfici ad essa destinata, valutabili in oltre 1400 ettari; per le quantità prodotte, che ammontano a circa 50 mila tonnellate; per il fatturato, che supera i 30 milioni di euro.

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