giovedì, 25 giugno 2009

CINQUE ALBERGHI DELLA COSTIERA TRA I MIGLIORI DEL MONDO

 

Signori, giù il cappello! Tra i quattrocento migliori hotel del mondo, trenta sono italiani. E ben cinque sono collocati in Costa d’Amalfi: il Santa Caterina, ad Amalfi; il San Pietro e le Sirenuse a Positano; il Caruso e Palazzo Sasso a Ravello (i soliti... noti, insomma; le nostre eccellenze). Essi rappresentano un prestigioso biglietto da visita (come - lo ricordavo qualche giorno fa - la Caravella, il ristorante di Amalfi insignito di stella Michelin, che compie cinquant’anni, oppure, giusto  per citarne un altro, il Faro di Capo d'Orso).

La classifica è stata elaborata dall’autorevole rivista americana Forbes tenendo conto del giudizio espresso da personaggi dello spettacolo, giornalisti, scrittori, conduttori televisivi, tutta gente abituata a frequentare alberghi di lusso. Elementi di valutazione, il panorama, l’architettura, l’eleganza, l’arredo, il servizio. E finanche la storia.

Per la Costiera è un risultato che premia gli sforzi compiuti di generazione in generazione: mi riferisco in particolare alle famiglie Cinque (San Pietro),  Sersale (Sirenuse), Gambardella (Santa Caterina). Un risultato, però, che impone alle istituzioni  - Regione, Provincia, Comuni - di migliorare l’accoglienza: penso alla viabilità, condizionata dalle frane in inverno e dagli incendi in estate; alla vivibilità dei centri urbani; ai collegamenti terrestri e marittimi, ancora insufficienti; alla professionalità di albergatori, ristoratori, commercianti, pubblici esercenti, e così via (qualche lamentela mi arriva e ne trovo traccia anche sul web); all’igiene pubblica e alla balneabilità del mare; alla sanità, che vede sempre a rischio di declassamento l’ospedale di Castiglione; ai servizi; alla cultura e all’intrattenimento, che richiederebbero contenuti adeguati, programmazione tempestiva e (riporto qui una mia opinione) coordinamento con il Festival di Ravello, unica manifestazione di respiro internazionale presente sul territorio.  

Infine, occorre decidere, una volta per tutte, se si vuole puntare a un turismo di qualità (a Ravello pare che lo stiano facendo bene) oppure ci si accontenta del mordi e fuggi, che intasa le strade di torpedoni, affolla i vicoli di Positano e la piazza del duomo di Amalfi e fa vendere, al massimo, qualche bottiglia di limoncello in più. Salvo poi suscitare lamenti, a fine stagione, se le cose non sono andate per il verso giusto.

Sigismondo Nastri

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domenica, 21 giugno 2009

  Citazione

"Russell [...] propone che le scuole elementari insegnino l'arte di leggere i giornali con incredulità. Penso che tale disciplina socratica non sarebbe inutile. Delle persone che conosco, ben poche arrivano appena a compitarla. Si lasciano ingannare da artifici tipografici [...]: pensano che un fatto sia avvenuto davvero perché è stampato in grandi caratteri neri; confondono la verità col corpo dodici".

Borges, Due libri, da Altre inquisizioni

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domenica, 21 giugno 2009

 

"AMALFI COAST MEDIA AWARD". SULLO SFONDO DEL DUOMO, IERI SERA, C'ERA IL GOTHA  DEL GIORNALISMO

 Ho letto, or ora, sul Foglio Costa d'Amalfi, la cronaca della manifestazione che s'è svolta ieri sera in piazza Duomo. Problemi familiari mi hanno impedito di assistervi. Ho dovuto dire no al Salernitano, che mi aveva chiesto un articolo sulla consegna dei premi "Amalfi Coast Media Award". Peccato. Mi avrebbe fatto piacere salutare Gianni Letta, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che era il responsabile delle pagine provinciali del Tempo, negli anni '60, quando io ero corrispondente da Amalfi di quel quotidiano, allora diretto da Renato Angiolillo (poi gli successe proprio Letta). Altri tempi, altro modo di fare giornalismo!

Ho grande stima e ammirazione per il dottor Letta, persona di altissimo livello professionale ed umano. Ricordo con commozione una sua telefonata di congratulazioni, in occasione della mia nomina a direttore di èCostiera, e il messaggio che mi fece pervenire quando, da parte del Comune di Amalfi, fu intitolato uno spazio pubblico - la piazzetta antistante l'ingresso di palazzo san Benedetto - all'onorevole Francesco Amodio (che era amico dello zio, il prefetto Guido Letta, presidente-fondatore dell'Associazione ex alunni della Badia di Cava).

Devo fare, intanto, un complimento agli amici del Foglio per la tempestività con la quale hanno messo in rete il servizio, corredato  da una interessante documentazione fotografica.

 

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sabato, 20 giugno 2009

  Citazione

Per andare d'accordo con una donna il segreto è uno solo: riconoscere di avere sempre torto.

                                  Achille Campanile

 

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sabato, 20 giugno 2009

LA CARAVELLA DI AMALFI COMPIE CINQUANT’ANNI. I MIEI AUGURI AD ANTONIO DIPINO

 

Giunto, grazie a Dio, quasi a metà della settantina, ho dato una svolta alla mia vita, imponendomi una dieta rigorosa, pur sapendo che la rinuncia al piacere di una pietanza elaborata, gustosa, a una fetta di torta, a un gelato, è dura e sofferta… Ma almeno ci provo. Non vado per ristoranti (precisazione doverosa, ad evitare cattive interpretazioni). Le cose che sto scrivendo qui non sono, perciò, dettate da piaggeria.

Quando, nel 1959, Franco Dipino aprì La Caravella in alcuni ambienti (credo si trattasse di un’abitazione)  alquanto “nascosti”, poco più in là degli antichi Arsenali, sembrò a molti che avesse fatto una sciocchezza. Ad Amalfi c’erano ristoranti che, affacciando sul mare, godevano di una posizione privilegiata. Altri offrivano la vista della piazza e della monumentale facciata del duomo. Franco non se ne preoccupò. Era uno che di turismo se ne intendeva. Aveva idee chiare e proiettava lo sguardo oltre il presente. Come ho avuto modo di ricordare in altra occasione, c’era ad Amalfi un pittore romano, Athos. Più che pittore, era forse solo un vignettista. Ma bravo. Lo conoscevo, spesso m'intrattenevo con lui. L’ho ancora davanti agli occhi: alto, magro, spiritoso, simpatico. Su richiesta di Franco decorò alcune pareti del nuovo ristorante con scene di vita (e di storia) amalfitana. Non so se questi dipinti ci sono ancora. Una cosa però è certa: l’arredo delle sale, che è andato via via arricchendosi, oggi è di assoluta eleganza.

Gestita bene, con professionalità (una dote all’epoca – e forse ancora oggi - non molto diffusa in Costiera…), la Caravella ha fatto tanta strada. Compiendo un ulteriore salto di qualità quando a Franco s’è affiancato il figlio Antonio, giovane chef, intelligente, preparato, ricco di fantasia e di voglia di stupire. Così quel ristorante è diventato un tempio della gastronomia, acquisendo una rinomanza che ha varcato i confini nazionali. Risultato: la stella Michelin e la valutazione, ai massimi livelli, da parte delle più prestigiose guide gastronomiche e della stampa specializzata.

Poi è venuta la felice intuizione di dotarlo di una cantina riccamente assortita, di un tale spessore da fare invidia ad alberghi a cinque stelle. Iniziativa anche questa in controtendenza, dato che in Costiera, dovunque si andasse a mangiare, difettava proprio la qualità della carta dei vini. 

Dal 1959 a oggi è trascorso mezzo secolo. “Cinquanta primavere, cinquanta estati, cinquanta autunni, cinquanta inverni… - scrive Antonio Dipino. – Tante sono le stagioni che la Caravella festeggia nel 2009. Sono stati anni di successi entusiasmanti, resi possibili da una condivisione, a volte critica ma non per questo meno stimolante, di amici e clienti senza i quali qualsiasi ricerca non sarebbe stata possibile o non avrebbe avuto senso. L’invenzione di ricette nuove, riferite alla tradizione gastronomica della Costiera Amalfitana, ha reso la cucina della Caravella unica”. Merito, ovviamente, di Franco (venuto a mancare nel dicembre 2007) e della  famiglia che ne ha condiviso l'impegno, i sacrifici, le soddisfazioni:  in particolare, del figlio Antonio, continuatore della sua opera. 

Per celebrare i cinquant’anni, la Caravella "s’è fatta in tre" (prendo l'espressione da Pietro Amos), con l’apertura, nell'attiguo vicolo Masaniello (che una volta si chiamava via Piscine), di una enoteca e di un’artgallery dove si potranno acquistare vini rari e pregiati, spesso introvabili, e ceramiche dei più importanti maestri vietresi, con un occhio di riguardo per il “ciucciariello” che ne è il simbolo.

Credo che a questi festeggiamenti non debbano rimanere estranee le istituzioni (il Comune, ad esempio, potrebbe intervenire con una targa, una pergamena,  un atto deliberativo che riconosca l'importanza del locale come biglietto da visita per un turismo d'élite e ne sancisca l'interesse pubblico: i nomi dei personaggi che ci sono passati lo testimoniano ampiamente; altrettanto potrebbe fare lo sgangherato assessorato al turismo della Regione;  il Capo dello Stato - l'onorevole Giorgio Napolitano è uomo di grande cultura e di raffinata sensibilità - potrebbe considerare la opportunità di conferire al titolare una onorificenza "al merito della Repubblica": a chi, altrimenti, se non a coloro che in questo nostro paese si distinguono  per capacità e operosità?).

Intanto Antonio Dipino ha aggiornato il menu inserendovi piatti per così dire "storici"  insieme ad altri che ha elaborato di recente, nel rispetto della tradizione e della cultura del territorio. Soprattutto,  ha dedicato il menu al padre. Un gesto d’amore e di riconoscenza che mi piace sottolineare.

Bravo, Antonio.  Auguri!

Sigismondo Nastri

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venerdì, 19 giugno 2009

DON ANDREA FLORIO, UN PRETE MILANESE CON RADICI AMALFITANE

Il 13 giugno scorso, mentre ad Amalfi si festeggiava sant'Antonio di Padova, nella piccola chiesa attigua all'hotel Luna, nel duomo di Milano il cardinale Tettamanzi ordinava sacerdoti diciotto diaconi. Tra questi, don Andrea Florio, il figlio del mio amico Pierino, amalfitano "doc", già direttore dei Musei civici e della Biblioteca Sormani nella metropoli lombarda, e della signora Marisa. Immagino quanto sia stata grande la gioia dei genitori e quanto i nonni (mi riferisco ai nonni paterni, che abitavano nello stesso palazzo dov'erano i miei nonni) si siano rallegrati nell'alto dei cieli.

 

Non conosco don Andrea e non riesco neppure a individuarlo nella foto di gruppo che, su internet, correda il suo articolo “Preti con lo sguardo fisso su Gesù”.  Egli scrive cfotohe gli anni di formazione sono stati molto belli. “Abbiamo avuto modo di fare luce sulla nostra vocazione, di imparare un modo intenso e rigoroso di preghiera, di studiare le Sacre Scritture e la Teologia, il tutto per essere in grado di annunciare la buona novella di Gesù al mondo. Sembra un discorso retorico – aggiunge – e assai battuto, ma non può che essere così: il nostro desiderio è di rispondere alla volontà del Signore che ci vuole annunciatori della sua Parola e uomini pronti a offrire la propria vita per i fratelli, fino agli estremi confini del mondo”.

 

Al neo sacerdote giunga l’augurio di un fecondo apostolato in questa vigna del Signore, ahimé, sempre più disastrata.

 

 

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martedì, 16 giugno 2009

LA LETTERA DI PEPPINO DI LIETO A UMBERTO BOSSI

Peppino Di Lieto, il fustigatore in... rima maiorese, che quando affronta una situazione ci va pesante, non s'è lasciata sfuggire la ghiotta occasione. Prendendo spunto dagli ottanta voti ottenuti dalla Lega Nord a Maiori nelle elezioni per ilDI LIETO GIUSEPPE 2 parlamento europeo, ha scritto una lettera a Umberto Bossi, affissa in bacheca al corso Reginna e messa a disposizione dei passanti stampata su tanti foglietti. Peppino scrive le sue poesie in stretto vernacolo maiorese. Sembra che dalla vicenda si siano ricavati finanche dei numeri da giocare al Lotto. Buona vincita!

Ecco la singolare missiva:

          Caro Umberto Bossi,

          Poiché gli ottanta voti c'avut' a Maiuri

          nun so' voti d'affetto, ma son servut', metodo incivile,

          al Pastore, pe' fà 'a conta de' pecore rimaste nell'ovile,

          ti consiglio 'e piglià 'a distanza e fare gli scongiuri,

          pecché 'stu vorace gregge, atto alla transumanza,

          distrugge addò s'appoja, sempe cu' tracutanza.

          Se il Pastore ti chiama pe' le congratulazioni,

          se nun vuo' fa' 'a fine 'e Follini o di Veltroni,

          tu attaccagli 'o telefono e toccati i... Maroni.

                                        Peppino Di Lieto

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sabato, 13 giugno 2009

"LA COSTIERA ADDORMENTATA", IL LIBRO DI POESIE DI ENZO TAFURI, PREMIO "GATTO" 2009, SARA' PRESENTATO AD AMALFI MERCOLEDI' 17 GIUGNO

Ad iniziativa del Comune e del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, mercoled' 17 giugno, alle ore 18,30, nel salone Morelli di Palazzo S. Benedetto, sarà presentato il libro Tafurilibro di poesia di Enzo Tafuri, La Costiera Addormentata, edito da Tullio Pironti, con prefazione di Eva Cantarella, postfazione di Francesco D'Episcopo e una bella copertina illustrata da Giancappetti. 

Questa la scaletta degli interventi:

- Antonio De Luca, sindaco di Amalfi

- Mons. Orazio Soricelli, arcivescovo di Amalfi-Cava de' Tirreni

- Sigismondo Nastri, in rappresentanza del Centro di cultura e storia amalfitana

- Francesco D'Episcopo, università Federico II di Napoli

Moderatore, il giornalista Mario Amodio.

Sarà presente l'autore.

Enzo Tafuri, 67 anni, domiciliato ad Albori di Vietri sul Mare, è un imprenditore edile con la passione per la poesia. Terzo classificato alla X edizione del Premio internazionale di poesia e narrativa "Firenze capitale d'Europa" e secondo classificato al concorso letterario "Prato - un tessuto di cultura", ha ottenuto quest'anno, con unanime consenso della giuria, il massimo riconoscimento al XXV Premio internazionale di poesia "Alfonso Gatto" di Salerno. "La Costiera addormentata" è la sua prima raccolta di versi.

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giovedì, 11 giugno 2009

UNA TESTA DI PONTE DELLA LEGA DI BOSSI A MAIORI

 

Incredibile, ma vero. Umberto Bossi può essere contento per l’ottimo exploit della Lega nella tornata elettorale di sabato e domenica, in quella parte d’Italia ormai battezzata “Padania”, che sta estendendo i suoi confini oltre il grande fiume in vista di una prossima conquista dell’Emilia Romagna e della Toscana. Ma può essere altrettanto contento per gli 80 (dico ottanta) voti ottenuti a Maiori.

Nel comune della Costiera amalfitana non sembra che ci sia stata una significativa immigrazione dalle regioni settentrionali. Se mai, avviene il contrario: sono i giovani di qua che, non trovando sbocchi alle loro aspirazioni, prendono la strada del nord.

Allora – ci si domanda  -, chi ha votato la Lega? E perché?

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giovedì, 11 giugno 2009

LA SCOMPARSA DI ANDREA CIMINI

 

Sono grato all’amico Alfonso per la tempestività con la quale mi ha comunicato la notizia della scomparsa di Andrea Cimini, avvenuta ieri all’ospedale di via san Leonardo a Salerno. Stamane sono andato a rendere omaggio alla salma. Non so se potrò essere presente ai funerali che si svolgeranno domani, alle ore 9,30, nella Chiesa collegiata di santa Maria a Mare.

Discendente di una delle casate più importanti della Costiera, Andrea Cimini era un imprenditore brillante e lungimirante, che aveva impegnato energie e risorse nel settore alberghiero – l’hotel Reginna Palace ne è la prova tangibile - quando Maiori era conosciuta come luogo di produzione di limoni, ma pressoché ignorata dai flussi turistici. I suoi interessi abbracciavano, comunque, vari settori, compreso quello agricolo. Cito qui, affidandomi alla memoria, un intervento - che mi sembrò allora “pionieristico” - teso alla valorizzazione della viticoltura tipica della costiera (con la produzione di vini pregiati, denominati Scalese e Badia, come le località – situate nel territorio di Maiori - di provenienza delle uve).

L’alluvione del 1954 colpì i Cimini non solo nei beni più cari – l’elegante dimora sventrata dalla furia delle acque, preziosi arredi e suppellettili spazzati via – ma anche con la distruzione di una cartiera nella vallata di Tramonti. Andrea e il fratello Beniamino (scomparso poco più di due mesi fa) si attivarono per costruirne un’altra, più grande, più moderna, a Scafati. La chiamarono “La Risorta”. L’azienda è stata poi ceduta, ma rimane attiva.

Con Andrea Cimini viene a mancare un vero signore: per tradizione familiare, per cultura, per sensibilità umana. Stimato a apprezzato non solo dai maioresi, ma da quanti hanno avuto modo di conoscerlo e di frequentarlo. Cattolico fervente, la domenica a mezzogiorno non mancava mai alla messa nella chiesa di san Giacomo, dove aveva ricoperto la carica di priore dell'Arciconfraternita dell'Orazione e della Buona Morte.

Alla vedova, signora Anna, nata Della Pietra, ai figli Gaetano, Filomena, Beniamino, Giovanna, Tiziana, con le rispettive famiglie, alle sorelle signora Giovanna, coniugata Ferraioli, e signora Angelina, vedova Della Pietra, a tutti i parenti, giungano le mie più sentite condoglianze.

 

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