domenica, 17 maggio 2009

IMMIGRATI, POLITICA DEI RESPINGIMENTI, MESSAGGIO EVANGELICO

 

Un amico carissimo mi ha fatto avere per e-mail, senza commenti, il brano che segue:

 

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perchè poco attraenti e selvatici sia perchè è voce diffusa di stupri consumati quando le donne ritornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali."

 

Sembra scritto oggi, invece risale all’ottobre del 1912 ed  è  tratto dalla relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano a proposito degli immigrati italiani. Come si vede, niente di nuovo sotto il sole.

Siamo stati, dalla seconda metà dell’Ottocento e fino all’ultimo dopoguerra, con la sola parentesi dei due conflitti mondiali, un popolo di emigranti. E lo siamo ancora, se sono vere queste cifre: più di mezzo milione di italiani vivono in Germania, più di duecentocinquantamila in Francia, più di duecentomila in Belgio, per citare solo alcuni paesi europei (mi si dirà che nell’UE non esistono più frontiere, tuttavia è un dato che fa riflettere). Non tocca a me, non ne sarei neppure capace, di ricostruire le vicende dell’emigrazione italiana. Ma so, per averlo letto, che siamo stati protagonisti del più grande esodo migratorio della storia moderna. Nell’arco di poco più di un secolo, a partire dal 1861, hanno lasciato il nostro paese  24 milioni di persone. Sono andate via da ogni parte d’Italia, anche dal Nord. Sì, dal Nord (la Lega non può ignorarlo). Si calcola che tra il 1876 e il 1900 il flusso migratorio dalle regioni settentrionali sia stato del 47 per cento, così ripartito:  Veneto, 17,9%;  Friuli Venezia Giulia, 16,1%;  Piemonte, 12,5%. Solo dall’inizio del Novecento l’esodo interessò il Meridione e, quindi, la Campania. Peccato non avere i dati statistici riferiti al Salernitano, in particolare al Cilento e alla Costa d’Amalfi! “Parteno ‘e bastimente pe’ terre assaje luntane, cantano a buordo e so’ napulitane”: comincia così una celebre canzone, che ci fa ancora commuovere. Non credo, però, che avessero voglia e forza di cantare, mentre lasciavano la casa e gli affetti. Questi emigrati, “poco attraenti, selvatici”, come li definiva la relazione sopra citata, hanno fatto, col loro lavoro, con i loro sacrifici, la fortuna degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada, di tutti i paesi dell’America Latina (anche di Belgio e Germania, nel secondo dopoguerra, andando a scavare – spesso a morire, come a Marcinelle – nelle miniere di carbone).  E hanno contribuito in maniera decisiva alla nostra ricchezza nazionale col danaro spedito alle famiglie rimaste in Italia.

Eravamo un popolo di disperati, che altri hanno accolto, sia pure con le diffidenze del caso. Dovremmo tenerne conto nel momento in cui decidiamo di chiudere mari e coste, rimandando allo sbaraglio  altri disperati, che cercano un motivo di speranza e di sopravvivenza.

Ricordo un comandamento di Gesù (ascoltato nella messa di quest’ultima domenica): Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Esso si riallaccia a quanto  il Signore aveva già detto: "Chi accoglie voi, accoglie me e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato... e chi disprezza voi disprezza me”. E ancora: “Ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Ma, nella nostra società, mi domando, chi dà più retta al messaggio evangelico?

 

postato da: mondosigi alle ore 20:48 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    17 Maggio 2009 - 22:49
 
Purtroppo tutto questo non si legge sull'odierna stampa!
Tutti lo sanno ma il senso comune lo nasconde!
Temo molto... ma veramente molto!
utente anonimo

#2    18 Maggio 2009 - 01:03
 
il nostro governo è addirittura in guerra con l'ONU.

mi chiedo come fa la parte cattolica della nostra società a votare per questo centro destra.
utente anonimo

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categoria:diario