LIBERTA’ DI STAMPA, INFORMAZIONE E… GOSSIP
Lo confesso, non leggo molto i giornali: mi limito al Corriere della sera, amore mio dai tempi dell’infanzia (amore tradito, mi verrebbe da aggiungere), e a qualche quotidiano locale. Spesso sono costretto a storcere il naso. Non amo il gossip, che occupa spazio abbondante e distoglie l’attenzione dai problemi reali. I problemi della gente comune, le difficoltà di chi deve fare i conti, difficili, col danaro che si scioglie nelle tasche e nel portafoglio come ghiaccio al sole e le lascia vuote. Bagnate. I problemi dei giovani, anche bravi e preparati, che non trovano sbocchi al loro desiderio di realizzarsi professionalmente, e degli anziani, che dopo una vita di lavoro si son visti dimezzato il valore della pensione nel passaggio – sciagurato – dalla lira all’euro. I problemi di chi va al mercato e deve rinunciare persino a beni di primissima necessità.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Tornando ai giornali, ce n’è uno che viene offerto in omaggio da una catena di negozi di detersivi e prodotti per l’igiene della persona e della casa. Un rotocalco – “Acqua&Sapone” -, ben fatto anche graficamente, che non è distribuito in edicola. Mi piace per il coraggio e
Già, il gossip. In una situazione di crisi (la vendita dei quotidiani ha subito un calo di 400.000 copie al giorno e la pubblicità un crollo del fatturato del 32%) è quello che tiene su le tirature. Ecco perché tutti ormai ci si buttano dentro. Quanto al resto non possiamo stare allegri. Freedomhouse, istituto di ricerca statunitense, stilando l’annuale classifica relativa alla libertà di stampa nel mondo, ha posto l’Italia al ventiquattresimo posto, ultima delle nazioni occidentali, considerandola “Partly Free” (a parziale libertà di stampa). Peggio di noi, i paesi guidati da dittature, le ex repubbliche sovietiche, i paesi islamici. Bella soddisfazione, vero?
“Acqua&Sapone” affronta poi il delicato problema dei finanziamenti statali all’editoria. «Il sistema assistenziale dei contributi condizionati al legame con i partiti politici – nota Stefano Carugno – ha sviluppato nell’editoria una classe imprenditoriale troppo influenzabile dai politici, che condiziona fortemente l’operato delle redazioni e dei giornalisti che vi lavorano». In Italia, aggiunge, «ha prevalso il sistema degli editori non interessati a creare aziende sane e competitive, quanto a sostenersi con i contributi statali. Per accedere basta legarsi a questo o a quel politico: i contributi vengono infatti elargiti innanzitutto ad organi di stampa dei partiti, anche quei partiti che non esistono, ma che vengono creati col solo scopo di succhiare fondi pubblici. Comunque pure le grandi testate, dette indipendenti, vi attingono a piene mani. […] Di recente il governo, con beneplacito dell’opposizione, ha varato una serie di norme che accrescono l’ingiustizia: è stato tolto il tetto massimo del singolo contributo ad una testata, che era di 4 milioni di euro annui e, inoltre, i contributi diretti, che ammontavano a 159 milioni di euro, saliranno in quest’anno a 290 milioni di euro. Non male, visti i ‘tempi di crisi'».







