FRANA IL COSTONE AD ATRANI, UN MORTO
L'ho saputo stamattina, sul tardi, attraverso una telefonata, e mi sono subito angosciato. Speravo che almeno dalla Costiera, in questo inizio d'anno, mi arrivassero notizie lieti. E invece... Un costone precipita, va sul ristorante "da Zaccaria", dov'è il passaggio pedonale - all'esterno della galleria -, proprio sulla linea di confine tra Amalfi e Atrani, e uccide
un uomo: Carmine Abate, 44 anni, abitante a Tramonti, sposato, padre di due ragazze di 13 e 17 anni. Lavorava lì come chef da poco. Se questo triste episodio, anziché alle dieci del mattino, si fosse verificato all'ora di pranzo, con la sala piena di clienti, ci sarebbe stata una strage. Ma è una considerazione che non attenua il dolore per la morte del povero Abate. Alla famiglia, così duramente colpita, va tutta la mia solidarietà.
Non mi andava, proprio perché in preda a una profonda tristezza, di occuparmi della vicenda - da tempo mi ritengo un giornalista a… riposo -, poi ho dovuto cedere alla richiesta del direttore del Salernitano (l'articolo uscirà domani).
“Si tratta di una tragedia annunciata - ha detto il sindaco di Atrani. - Dobbiamo smetterla con le promesse di interventi che non sono stati mai effettuati per la messa in sicurezza del territorio”. E’ vero, il problema non è nuovo, specialmente ad Atrani, dove creano pericolo sia le rocce incombenti sull’abitato sia il torrente Dragone: se ne parla da sempre. Me ne sono occupato per anni nelle mie cronache. Che sia un territorio a rischio, quello che da Vietri sul Mare va fino a Positano (e oltre), lo dimostrano le tante frane, in corrispondenza con temporali o con piogge più o meno insistenti. La prima conseguenza è la chiusura delle strade. E se le frane, piccole o grandi che siano, interessano contemporaneamente la statale 163 e la provinciale del valico di Chiunzi, o l’Agerolina (come è già capitato), la Costiera va in tilt, rimanendo isolata dal resto del mondo. A volte si tratta di smottamenti di pietre o terriccio sulla carreggiata, in altri casi sono massi che si staccano dalla montagna e cadono rovinosamente, come è accaduto ad Atrani e, in un passato recente e remoto, in altri luoghi (mi viene subito da pensare a quel che successe non molto tempo addietro a Praiano).
Poco meno di due mesi fa, a un convegno per lo sviluppo sostenibile svoltosi a Maiori, l’assessore provinciale per l’ambiente Giovanni Romano dichiarava che “la Costiera amalfitana è la preoccupazione più grande della provincia di Salerno perché ci sono delle situazioni di dissesto idrogeologico purtroppo irreversibili, che tolgono il sonno… Qui può succedere qualcosa di serio ed è il momento di agire”. Non sapremmo dire quante volte, da cinquant’anni e più, ho sentito frasi del genere. Sarebbe ora che alle parole seguissero fatti concreti. Ci sarebbe da chiedere, intanto, perché quel costone che incombe sul ristorante “da
Zaccaria” – uno spazio aperto, verandato, attraversato da un passaggio pedonale pubblico -, non sia stato protetto da una corazza di reti d’acciaio zincato con maglie poligonali inchiodate alla roccia, come s’è fatto in altre parti, anche lì vicino. Una omissione che sembra grave, se si era a conoscenza di situazioni di pericolo.
Lo Stato, m’è capitato di leggere in un documento dei geologi italiani, ha speso dal 1944 al 1990 (ma è chiaro, continua a spendere fior di quattrini) 114 miliardi di euro, pari a 6,8 milioni di euro al giorno, per danni diretti e indiretti dovuti a fenomeni naturali. Non sarebbe più sensato investire risorse pubbliche nella prevenzione, anziché intervenire a tragedie avvenute?
La Costiera amalfitana è a rischio idrogeologico, reso più grave dal disboscamento, dagli incendi, dall’abbandono dei limoneti, dall’abusivismo edilizio, dalla cattiva tenuta degli alvei dei torrenti dove s’è persino costruito. Ogni pioggia persistente rappresenta un pericolo per i centri abitati. L’alluvione dell’ottobre 1954, che devastò Maiori, non
ha insegnato granché. “La trasformazione irrazionale e senza regole del territorio, operata a monte, si ripercuote inevitabilmente a valle – ha dichiarato recentemente Claudio D’Esposito, responsabile del Wwf per la Penisola sorrentino-amalfitana. –. E’ come un complesso gioco del ‘domino’, dove togliendo o spostando uno o più tasselli si finisce per compromettere l’equilibrio precario anche di tutti gli altri. L’acqua, poi, ha dei percorsi e delle dinamiche difficili e complesse da prevedere nell’orografia del nostro territorio, dove, attraverso millenni, si sono formati alvei, canali, canyon e forre, atti a convogliare e scaricare verso mare le preziose acque meteoriche. Successivamente l’uomo si è arrogato il diritto di modificare la natura a suo profitto e piacimento, incurante delle più elementari regole di prudenza e degli effetti che azioni sbagliate avrebbero avuto sul suo stesso territorio. Si è dato via libera agli sbancamenti, al taglio di alberi, alla captazione di acque e alla cementificazione di alvei e montagne”. Ora anche allo svuotamento di montagne per costruire gallerie, o magari solo ascensori, e creare parcheggi per le auto.
Sul fronte dell’abusivismo bisogna riconoscere che i sequestri di cantieri sono pressoché quotidiani. Ma mai ad inizio di opere, si arriva sempre quando il misfatto è compiuto. A parte il clamore suscitato dall’abbattimento del ‘mostro’ di Fuenti (ma poi su quella stessa area s’è nuovamente costruito), nessun altro manufatto abusivo è stato demolito. La montagna, non più ‘governata’, è preda, ad ogni estate, dei piromani, senza che si riesca a scovarne uno. Né a individuare i mandanti di queste imprese criminali.
I terrazzamenti coltivati a limoni stanno subendo un progressivo abbandono, sia per la difficoltà di arrivarci sia per la scarsità del reddito che producono. C’è una proposta di legge dell’onorevole Cirielli e altri, presentata il 29 aprile 2008, che prevede disposizioni per il ripristino, la manutenzione, la salvaguardia. Questo, nella consapevolezza della “importanza dei limoneti e dei terrazzamenti nell’opera di irreggimentazione delle acque e di imbrigliamento dei terreni che, in caso contrario, scivolerebbero a valle lasciando i calcari esposti agli agenti atmosferici con il possibile distacco di interi costoni e il conseguente irreparabile danno per il paesaggio della costiera e dell’intera popolazione allocata a valle”. La proposta era stata già presentata nella legislatura precedente, senza esito. Farà la stessa fine?
Sigismondo Nastri








Domenica 3 gennaio, ore 20.30, a Minori, nell'auditorium Palazzo delle Arti, si terrà l'ormai rituale concerto di Capodanno, affidato ai pianisti Sabina Mauro e Enrico Leo. 

E’ una pagina di storia, che ricostruisce dettagliatamente la nascita, l’evoluzione e la fine di un’attività familiare che, per tanti anni, ha dato lustro alla città di Amalfi e alla Costiera: una storia – sottolinea Alamaro – “ma avrei dovuto scrivere più precisamente: il ricordo di una storia di una produzione parziale ed unilaterale per
definizione. Una storia orale da confrontare con altri ricordi, con altre oralità”. Speriamo che ne vengano fuori in occasione della presentazione di questo calendario, in programma domenica prossima, 27 dicembre, alle ore 10,30, nel salone Morelli del municipio di Amalfi. Vi parteciperanno: Antonio De Luca, sindaco di Amalfi; Nicola Carrano, sindaco di Atrani;
Una iniziativa, questa, che vede la partecipazione di tutti gli allievi della scuola - la cui età va dai tre anni fino alla frequenza del conservatorio -